Israel Institute of Biblical Studies

Introduzione

Negli ultimi anni, un gruppo di influencer cattolici particolarmente attivi nel dibattito pubblico ha acquisito notorietà sostenendo che Israele, come nazione, non abbia più alcun ruolo nel piano di salvezza di Dio. Affermano che il ritorno moderno del popolo ebraico nella terra d’Israele non abbia alcun significato teologico, che «i cattolici non aderiscono al sionismo» e persino che il sionismo cristiano sia un’«eresia».

Queste affermazioni sono, naturalmente, false.

Possono essere confutate da più prospettive:

  1. Un buon punto di partenza è considerare le numerose promesse divine della terra a Israele nella Bibbia, insieme alle molte profezie sul futuro ritorno del popolo in quella terra.

  2. Queste promesse e profezie sono inseparabili dal rilievo di Sion in tutta la Scrittura.

  3. Il Nuovo Testamento testimonia poi la validità permanente dei doni e della chiamata di Dio a Israele, anche nell’epoca della Chiesa.

  4. Considerati nel loro insieme, questi fondamenti biblici consentono di formulare una coerente argomentazione cattolica a favore del sionismo.

  5. Gli argomenti fantoccio e gli altri sofismi cui ricorrono abitualmente gli antisionisti possono allora essere facilmente confutati.

  6. Merita attenzione anche l’attesa, da parte di molti Padri della Chiesa, di una futura restaurazione d’Israele, comprendente in alcuni casi il ritorno degli ebrei nella terra d’Israele.

  7. Occorre inoltre chiarire la controversa questione del rapporto tra l’Israele biblico e l’Israele moderno.

Considerata la forza complessiva di questi argomenti, non sorprende che molti cattolici, nel corso della storia, abbiano abbracciato una qualche forma di sionismo.

Il sionismo cattolico è semplicemente la convinzione che Dio adempirà le sue promesse bibliche e ricondurrà il popolo ebraico nella sua terra ancestrale dopo un lungo esilio. Non afferma che il moderno Stato d’Israele costituisca un compimento messianico o uno «Stato della fede», né sostiene la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme o giustifica l’ingiustizia, la violenza o l’espropriazione ai danni di chicchessia. Non affonda le sue radici nemmeno nel dispensazionalismo protestante, nella teologia delle due alleanze o nelle speculazioni sulla fine dei tempi.

Il sionismo cattolico è sopravvissuto nonostante la lunga ombra del supersessionismo: la convinzione che la Chiesa abbia sostituito Israele quale «nuovo» e «vero» Israele. Pur essendo stato storicamente diffuso, il supersessionismo non è mai stato una dottrina cattolica autorevole. A partire dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha esplicitamente respinto l’idea che Dio abbia revocato la sua alleanza con il popolo ebraico, e il successivo insegnamento del magistero ha approfondito questo orientamento.

Segue una selezione di voci cattoliche che, nel corso della storia, hanno espresso questa visione con chiarezza e convinzione.

San Giustino martire (ca. 90–165)
Padre della Chiesa

Ciò che le tribù degli ebrei diranno e faranno quando lo vedranno venire nella gloria è stato predetto così dal profeta Zaccaria: «Ordinerò ai quattro venti di radunare i figli dispersi; ordinerò al vento del nord di portarli e al vento del sud di non ostacolarli. E allora a Gerusalemme vi sarà un grande lamento, non un lamento della bocca o delle labbra, ma un lamento del cuore; ed essi si lacereranno non le vesti, ma i cuori. Tribù per tribù faranno lutto, e allora volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto…» [Zc 2,6; 12,10-12; Gl 2,13; Is 63,17].1

Sant’IreneoSant’Ireneo (ca. 125–202)
Padre della Chiesa

Anche Ezechiele dice: «Ecco, io aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe; quando avrò tratto il mio popolo dai sepolcri, metterò in voi il soffio e vivrete; e vi stabilirò nella vostra terra, e saprete che io sono il Signore» [Ez 37,12]. E ancora lo stesso profeta dice: «Così dice il Signore: radunerò Israele da tutte le nazioni dove è stato disperso, e in esso manifesterò la mia santità agli occhi dei figli delle nazioni: ed essi abiteranno nella loro terra, che ho dato al mio servo Giacobbe. E vi abiteranno in pace [Ez 28,25-26].2

Ma nei tempi del regno la terra sarà stata ricondotta da Cristo [alla sua condizione originaria], e Gerusalemme ricostruita sul modello della Gerusalemme di lassù, della quale il profeta Isaia dice: «Ecco, ho inciso le tue mura sulle mie mani e tu sei sempre davanti ai miei occhi.»3

TertullianoTertulliano (ca. 155–ca. 220)
Padre della Chiesa

Sarà infatti opportuno che il cristiano si rallegri, e non si affligga, per la restaurazione d’Israele, se è vero — e lo è — che tutta la nostra speranza è intimamente unita a ciò che Israele ancora attende.4

San GirolamoSan Girolamo (ca. 345–420)
Padre della Chiesa

Cercheremo, se possibile, di riferire queste stesse cose al giorno del Giudizio. Quando i credenti saranno stati salvati sul monte Sion e a Gerusalemme, e sarà stato chiamato il resto del popolo ebraico che ha creduto con gli apostoli e per mezzo degli apostoli, allora, dopo che il Signore avrà ricondotto i prigionieri di Giuda e di Gerusalemme, lui che era venuto ad annunciare ai ciechi la vista e ai prigionieri la liberazione, e avrà liberato coloro che confessano il Signore e dimorano nella Chiesa, nella quale vi è la visione della pace, egli radunerà tutte le nazioni che non hanno voluto credere e le farà scendere nella valle di Giosafat.5

Beda il VenerabileBeda il Venerabile (672–735)
Padre della Chiesa

Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri fra tutte le nazioni, e Gerusalemme sarà calpestata dai pagani [Lc 21,24]… Conformemente al testo profetico che proclama: Nella tua ira ti ricorderai della misericordia [Ab 3,2], aggiunse subito: Finché siano compiuti i tempi delle nazioni [Lc 21,24b]. I tempi delle nazioni sono certamente quelli che l’Apostolo ricorda quando dice: Un indurimento parziale si è verificato in Israele, finché non sia entrata la pienezza delle genti, e così tutto Israele sarà salvato [Rm 11,25-26]. Quando Israele otterrà la salvezza che gli è stata promessa, si può sperare, forse non temerariamente, che ritornerà anche sul suolo natio e gioirà del possesso e dell’abitazione della sua antica capitale, poiché si dice che non sarebbe stato afflitto in questo modo per sempre, ma fino al compimento dei tempi delle nazioni. Ciò che seguirà, una volta compiuti i tempi delle nazioni e così salvato Israele, il Signore lo rivela poi nell’ordine.6

San Tommaso d’AquinoSan Tommaso d’Aquino (1225–1274)
Dottore della Chiesa

Quanto al fine cui è diretta la liberazione: c’è una speranza per il tuo futuro [Ger 31,17], a significare che negli ultimi tempi [il popolo ebraico] tornerà alla vera fede e forse anche nella propria terra, alla morte dell’Anticristo.7

Vladimir Solov’ëvVladimir Solov’ëv (1853–1900)
Filosofo e mistico russo

Nel suo «Breve racconto dell’Anticristo», Solov’ëv immagina che gli ebrei torneranno in Palestina alla fine della storia umana, prima della comparsa dell’Anticristo:

In quel tempo [dell’Anticristo], la residenza imperiale fu trasferita da Roma a Gerusalemme. La Palestina era già una provincia autonoma, abitata e governata prevalentemente dagli ebrei. Gerusalemme era una città libera, divenuta ora anche imperiale.8

Jacques MaritainJacques Maritain (1882–1973)
Filosofo e teologo francese

… è uno strano paradosso vedere contestato agli israeliani «l’unico territorio al quale, considerando l’intero spettacolo della storia umana, sia assolutamente, divinamente certo che un popolo abbia incontestabilmente diritto: perché il popolo d’Israele è l’unico popolo al mondo al quale una terra, la terra di Canaan, sia stata data dal vero Dio, il Dio unico e trascendente, creatore dell’universo e del genere umano. E ciò che Dio ha dato una volta è dato per sempre.

Parlando così non facevo dello Stato d’Israele uno Stato di diritto divino… Lo Stato d’Israele, in quanto Stato, è soltanto uno Stato come gli altri. Ma il ritorno di una parte del popolo ebraico e il suo ricongiungimento in Terra Santa — di cui l’esistenza di questo Stato è il segno e la garanzia — costituiscono il rinnovato compimento, sotto i nostri occhi, della promessa divina che è senza pentimento. In breve, ricordavo ciò che era stato detto ad Abramo, a Giacobbe e a Mosè, e ciò che Ezechiele aveva annunciato: non perché considerassi la fondazione dello Stato d’Israele una sorta di preludio alla realizzazione di questa profezia — di questo non so assolutamente nulla, benché sia possibile —, ma per conservare nel mio animo il rispetto delle vie di Dio. E non dubito che l’evento, per quanto enigmatico possa essere per gli ebrei come per i cristiani, porti in sé il segno dell’amore fedele e della pietà di Dio verso il popolo che rimane sempre suo…

Mi sembra quindi che, una volta che il popolo ebraico ha rimesso piede sulla terra che Dio gli ha dato, nessuno potrà più strapparlo da essa; e che volere la scomparsa dello Stato d’Israele significhi voler ricacciare nel nulla questo ritorno finalmente concesso al popolo ebraico, che gli permette di avere nel mondo un rifugio proprio; in altre parole, significa volere — in un modo diverso, ma altrettanto grave di quello dell’antisemitismo ordinario — che la sventura si accanisca di nuovo su questo popolo e che esso sia ancora una volta vittima di un’aggressione iniqua. L’«anti-israelismo» non è migliore dell’antisemitismo.9

Mons. John M. OesterreicherMons. John M. Oesterreicher (1904–1993)
Teologo e studioso

Dal 1948, la terra e il popolo d’Israele sono di nuovo riuniti… Considerata la storia così improbabile d’Israele, è ragionevole supporre che il suo successo non sia interamente dovuto all’abilità dei suoi uomini di Stato, alla superiore strategia dei suoi generali, al coraggio dei suoi soldati e alla fermezza dei suoi cittadini. È stato piuttosto il «braccio teso» (Es 6,6) del Signore a salvare ancora una volta il suo popolo… Io, almeno, non riesco a vedere come il rinnovamento della terra possa essere per il teologo altro che una meraviglia di amore e di fedeltà, come lo Stato rinato possa essere altro che un segno della sollecitudine di Dio per il suo popolo… L’Israele di oggi è una nuova prova che Dio rimane fedele alla sua Alleanza; che l’ultima parola spetta non all’ideatore della “soluzione finale”, ma a Lui.»10

Suor Charlotte KleinSuor Charlotte Klein, NDS (1915–1985)
Religiosa di Nostra Signora di Sion, studiosa del giudaismo e delle relazioni ebraico-cristiane

Il problema verte dunque sui concetti di elezione e di alleanza. Se si è disposti ad ammettere che non sono stati abrogati, ne consegue che anche il vincolo che unisce Israele alla terra deve essere riconosciuto come tuttora valido. Ed è qui che sta il nodo! Se i cristiani possono ammettere, senza essere infedeli alle proprie convinzioni, che il popolo ebraico non sia mai stato sciolto dal suo rapporto di alleanza con l’unico vero Dio, se si riconosce la validità del giudaismo postbiblico — qualunque sia il modo in cui esso intende interpretare se stesso e il proprio ruolo —, allora non si può negare uguale validità al ruolo svolto dalla terra nell’autocomprensione religiosa del popolo ebraico nel corso dei secoli, compreso il suo ritorno in quella terra ai nostri giorni.15

Padre Edward FlanneryPadre Edward Flannery (1912–1998)
Sacerdote e autore statunitense

… l’attuale Stato d’Israele potrebbe essere uno stratagemma della Provvidenza divina per condurre Israele in un «vicolo cieco della grazia»… Potremmo allora pensare che Dio abbia voluto ricondurre in Terra Santa una rappresentanza delle diverse componenti del popolo ebraico, per metterla lì di fronte alla grande questione del Messia. La restaurazione d’Israele nella terra della promessa, sia pure sotto auspici laici, potrebbe così essere una preparazione remota al suo incontro finale con la grazia.14

Padre Elias FriedmanPadre Elias Friedman (1916–1999)
Monaco e sacerdote carmelitano, monastero Stella Maris, Haifa, Israele

In Lc 21,24, Gesù predisse implicitamente il ritorno in Terra Santa degli ebrei dispersi e il ristabilimento della loro sovranità su Gerusalemme…

Il ritorno degli ebrei in Terra Santa dopo duemila anni di esilio è un segno dei tempi e un compimento della profezia; non lo è meno la conquista di Gerusalemme nel 1967…11

Papa Giovanni Paolo IIPapa san Giovanni Paolo II (1920–2005)
Papa dal 1978 al 2005

Possano i nostri fratelli e sorelle ebrei, fatti «uscire di mezzo ai popoli e radunati dai paesi stranieri» e ricondotti «nel loro paese» [Ez 34,13], nella terra dei loro antenati, vivere lì in pace e sicurezza sui «monti d’Israele», custoditi dalla protezione di Dio, loro vero pastore.12



Bisogna comprendere che gli ebrei, dispersi per duemila anni fra le nazioni del mondo, avevano deciso di tornare nella terra dei loro antenati. È un loro diritto…

Poiché mi chiede come si sia sviluppato l’attuale riavvicinamento tra la Santa Sede e Israele, risponderò citando le parole del Concilio Vaticano II. Nella dichiarazione Nostra Aetate, il Concilio afferma: «La Chiesa tiene sempre presenti le parole dell’apostolo Paolo riguardo ai suoi consanguinei, “ai quali appartengono l’adozione filiale, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto e le promesse; ai quali appartengono i patriarchi e dai quali proviene Cristo secondo la carne”» [Rm 9,4-5]. Se ci atteniamo alla dichiarazione del Concilio, dobbiamo concludere che l’atteggiamento della Chiesa verso Israele deriva dal mistero stesso della Chiesa, che il Concilio si è proposto di approfondire nuovamente.13

Padre Robert F. DrinanPadre Robert F. Drinan (1920–2007)
Sacerdote gesuita, giurista e membro della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti

Il rabbino Abraham Joshua Heschel afferma nel 1969, nel suo libro Israel: An Echo of Eternity, che il ritorno degli ebrei in Israele è opera di Dio, il Signore della storia… Questa conclusione del rabbino Heschel si fonda su quel desiderio profondo e persistente di tornare nella terra che ha sempre caratterizzato il giudaismo. Un cristiano accetterà la conclusione del rabbino Heschel se comprende che l’Antico Testamento afferma un’unione duratura tra Dio e il popolo ebraico.16

Padre Franz MussnerPadre Franz Mussner (1916–2016)
Sacerdote e teologo tedesco

La promessa biblica della terra, che ha come conseguenza le nozze mistiche d’Israele con la terra dei padri, è dunque anche la fonte ultima del cosiddetto sionismo, che è più di un movimento politico… Il ritorno del popolo nella terra dei padri… corrisponde davvero alla promessa di Dio pronunciata per bocca dei suoi profeti, anche se nessuno può dire con assoluta certezza se lo Stato d’Israele, così come esiste attualmente, sia precisamente il compimento della promessa profetica. Il cristiano deve tuttavia seguire gli avvenimenti del Vicino Oriente con la massima attenzione. Non può in alcun caso affermare a priori che il moderno Stato d’Israele non abbia nulla a che fare con le promesse profetiche, per quanto difficile possa apparire una pacificazione definitiva del Vicino Oriente. In ogni caso, il cristiano non può sottrarsi alla conclusione che, senza la volontà di Dio, un ritorno d’Israele nella terra dei suoi padri non sarebbe mai stato possibile… L’esistenza dello Stato d’Israele ricorda ogni giorno al mondo e alla Chiesa che gli ebrei esistono e che Dio non ha cessato di guidarli. Lo Stato d’Israele è dunque un segno che non si può ignorare.17

Padre Peter HockenPadre Peter Hocken (1932–2017)
Sacerdote, teologo e storico britannico

Ogni passo [profetico] che promette il dono dello Spirito che viene a dimorare nei cuori si colloca in un contesto che promette anche il raduno del popolo d’Israele e di Giuda e il suo ritorno nella terra. Questi due temi sono così strettamente intrecciati che è praticamente impossibile separarli, soprattutto in Ezechiele… Questi passi suggeriscono che nel piano divino esiste un legame tra il dono dello Spirito e il raduno del popolo disperso d’Israele con il suo ritorno nella terra.18



In questa luce, il ritorno d’Israele nella terra di Palestina ha un significato maggiore di quanto abbiano generalmente riconosciuto i cristiani delle principali confessioni storiche, ma un significato diverso da quello proclamato da molti fondamentalisti. È davvero un’affermazione della validità permanente delle promesse fatte a Israele, ma rimane un segno e un annuncio del loro futuro compimento alla seconda venuta.19

Padre Carlo ColonnaPadre Carlo Colonna, SJ († 2017)
Sacerdote gesuita, autore e teologo italiano

Nel XX secolo, tuttavia, dopo venti secoli di diaspora, abbiamo visto lo stesso Dio d’Israele, che aveva disperso il suo popolo fra le nazioni, operare per ricostituirlo come nazione e ricondurlo a vivere nella terra dei suoi antenati. Il XX secolo ha avuto al suo centro un evento di una portata tale che soltanto i grandi eventi biblici possono essergli paragonati. Infatti, la ricostituzione d’Israele come nazione e il suo ritorno nella terra dei suoi antenati sono due grandi eventi biblici, che testimoniano la lotta tra Dio e Satana nell’epoca del predominio di un ateismo che non riconosceva più né Dio né Satana. Da una parte, Satana ha tentato di annientare Israele attraverso il suo fedele carnefice, Hitler; dall’altra, Dio ha ricostituito il suo popolo come nazione e lo ha ricondotto a vivere nella terra delle sue origini. Ora che la Chiesa ha definitivamente abbandonato la teologia della sostituzione, che negava a Israele il titolo di «popolo di Dio», possiamo e dobbiamo parlare in questi termini. Per questo, non possiamo giudicare il ritorno d’Israele in termini puramente politici; dobbiamo considerarlo anche da una prospettiva biblica e teologica. Continuino pure gli uomini a giudicare gli eventi della storia attraverso una lente meramente politica. Sono ciechi che guidano altri ciechi! Non hanno né sapienza né profezia provenienti da Dio. Chi ha compreso intimamente che il Dio d’Israele e il Dio delle nazioni sono un unico e medesimo Dio, che regna su Israele e sulle nazioni nei secoli dei secoli, comprende il regno di Dio su Israele e sulle nazioni.

Perché questo ritorno d’Israele nella terra dei suoi antenati? Anche qui le ragioni non sono soltanto politiche ed etniche. La ragione principale è teologica e biblica. Questo perché, nel piano con cui Dio governa la storia, Israele ha un grande ruolo da svolgere nel preparare le nazioni al ritorno del Messia nella gloria. Nel XX secolo è iniziato il grande cambiamento epocale che prepara l’umanità all’evento conclusivo della storia: la venuta definitiva del Regno di Dio, per la quale tutti i cristiani pregano ogni giorno, dicendo: Venga il tuo regno!20

Papa emerito Benedetto XVIPapa emerito Benedetto XVI (1927–2022)
Papa dal 2005 al 2013

«[Lo Stato d’Israele] esprime la fedeltà di Dio al popolo d’Israele.»21

«Non è difficile, credo, vedere che nella creazione dello Stato d’Israele si rivela in modo misterioso la fedeltà di Dio a Israele.»22

Cardinale Raniero CantalamessaCardinale Raniero Cantalamessa (1934– )
Già predicatore della Casa pontificia

Condividiamo con gli ebrei la certezza biblica che Dio ha dato loro il paese di Canaan per sempre (cfr. Gen 17,8; Is 43,5; Ger 32,22; Ez 36,24; Am 9,14). Sappiamo, d’altra parte, che «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). In altre parole, sappiamo che Dio ha dato la terra a Israele, ma non si dice mai che gliel’abbia tolta di nuovo per sempre. Possiamo noi cristiani escludere che quanto avviene ai nostri giorni, cioè il ritorno d’Israele nella terra dei suoi padri, sia in qualche modo connesso, in una maniera per noi ancora misteriosa, a questo ordine provvidenziale che riguarda il popolo eletto e che si realizza anche attraverso errori ed eccessi umani, come accade nella Chiesa stessa? Se un giorno Israele dovrà entrare nella Nuova Alleanza, san Paolo ci dice che non lo farà a pochi per volta, ma come nazione intera, come «radici» sempre vive. Ma se Israele deve entrarvi come nazione, deve essere una nazione, deve avere una propria terra, un’organizzazione e una voce fra le altre nazioni della terra. Il fatto che Israele sia rimasto un’unità etnica attraverso i secoli e i molti sconvolgimenti storici è, di per sé, un segno di un destino che non è stato interrotto, ma attende di compiersi. Molti popoli sono stati cacciati dalla loro terra nel corso dei secoli, ma nessuno di essi è riuscito a rimanere integro come popolo nella nuova situazione. Di fronte a questo fatto, non possiamo non ricordare le parole di Dio in Geremia: «Se questo ordine stabile verrà meno davanti a me — l’ordine che governa il sole, la luna, le stelle e i mari! —, oracolo del Signore, allora anche la discendenza d’Israele cesserà per sempre di essere una nazione davanti a me» (Ger 31,36).23

Cardinale Christoph SchönbornCardinale Christoph Schönborn (1945– )
Arcivescovo emerito di Vienna, tra i principali redattori del Catechismo della Chiesa Cattolica

Schönborn ha affermato che è importante, sul piano dottrinale, che i cristiani riconoscano il legame degli ebrei con la «Terra Santa» e che i cristiani dovrebbero rallegrarsi del ritorno degli ebrei in Palestina come compimento della profezia biblica. Ha inoltre dichiarato che lo stesso papa Giovanni Paolo II aveva definito il comandamento biblico per gli ebrei di vivere in Israele un’alleanza eterna, tuttora valida.24



«Difficilmente qualcuno contesterà che la fondazione di questo Stato [d’Israele] abbia avuto qualcosa a che fare con la profezia biblica, anche se quel qualcosa è difficile da definire.»25

Mons. Étienne VetöMons. Étienne Vetö (1964– )
Vescovo ausiliare di Reims, Francia

In definitiva, il raduno [d’Israele] potrebbe essere il primo passo del compimento messianico delle promesse, ma certamente non la loro realizzazione piena, effettiva e definitiva… Bisogna escludere due estremi. Da una parte, non si può dire che esso sia il compimento pieno, effettivo e definitivo delle promesse messianiche del Tanakh. Dall’altra, non si può nemmeno affermare che sia impossibile, alla luce della fede cattolica, considerarlo un primo passo di questo compimento, o almeno una manifestazione della Provvidenza divina. Potrebbe benissimo venire da Dio; potrebbe benissimo essere una realtà messianica.26

Prof. Lawrence FeingoldProf. Lawrence Feingold
Professore associato di teologia, seminario Kenrick-Glennon, Saint Louis

Israele nel suo insieme, e Gerusalemme in particolare, non possono non essere figure escatologiche: Dio ha inscritto questa dimensione nella loro identità… Il fatto che la Terra d’Israele sia in qualche modo di nuovo «sposata», per usare il linguaggio di Isaia [Is 62,4-5], al popolo ebraico non può essere considerato teologicamente insignificante dalla prospettiva cristiana, così come da quella ebraica. Se Gerusalemme è sempre un segno escatologico, quanto più lo è una Gerusalemme in cui la Terra è in un certo senso nuovamente «unita in matrimonio» al Popolo della Promessa. È quindi ragionevole che il ritorno della Terra e di Gerusalemme sotto sovranità ebraica, dopo tanti secoli di esilio, sia considerato un segno dei tempi da leggere alla luce dello Spirito Santo.

Poiché il popolo d’Israele rimanda, con la sua stessa esistenza, al mistero del Messia, ne consegue che un ritorno del Popolo eletto nella Terra dopo un lungo esilio può essere visto anche come un segno o una figura dell’avvicinarsi del ritorno del Messia.27



La rinascita dello Stato d’Israele dopo diciannove secoli è stata spesso paragonata a una risurrezione, a un compimento dell’immagine delle ossa inaridite di Ezechiele
, nelle quali lo Spirito infonde la vita (Ez 37).28

Eliana Kurylo, CBPadre Jean-Miguel Garrigues, OPPadre Jean-Miguel Garrigues, OP, ed Eliana Kurylo, CB
Garrigues: teologo domenicano, Tolosa
Kurylo: religiosa della Comunità delle Beatitudini, biblista, Institut Catholique de Toulouse

La Chiesa cattolica insegna che il compimento escatologico delle promesse del Signore deve realizzarsi attraverso la particolare concretizzazione spazio-temporale della Terra d’Israele e di Gerusalemme. È un’affermazione che potrebbe sorprendere la maggioranza dei cattolici di oggi… Eppure, ciò che la Chiesa cattolica condanna nel millenarismo… non sembra escludere che Dio stesso porti a compimento la sua storia santa riguardante l’umanità attraverso un’ultima mediazione del popolo d’Israele, legata a Gerusalemme e alla Terra promessa.29

Diacono Johannes FichtenbauerDiacono Johannes Fichtenbauer
Teologo e autore

Già nel 1950, il noto teologo ebreo Shalom Ben-Chorin poneva una domanda profonda: «Non dobbiamo forse vedere in tutti questi sviluppi contemporanei l’“Etsba Elohim” — il dito di Dio?» Proseguiva: «Prima vi fu il giudizio di Dio su Israele — il più terribile di tutti i suoi giudizi, la Shoah — e poi il raduno del resto nello Stato d’Israele ricostituito nella Terra della Promessa»…

Nell’Antico Testamento vi erano importanti profezie riguardanti Israele, quattro delle quali sembravano ormai essersi compiute:

  1. Gli ebrei possederanno di nuovo la Terra d’Israele come proprio Stato indipendente (Am 9,11-15);

  2. Gli ebrei torneranno nella Terra dai quattro angoli della terra — nord, sud, est e ovest (Is 43,5-6);

  3. Il deserto arido diventerà un giardino rigoglioso. Di fatto, l’Israele moderno offre un paesaggio verde e pieno di vita, mentre molti paesi vicini rimangono desertici (Is 35,1-2; 41,18-20);

  4. Prima della fine dei tempi, Gerusalemme sarà liberata dal dominio dei pagani e diventerà la capitale d’Israele (Zc 1,17; 2,4; 12,1-9; Lc 21,24).30

Prof. Richard C. LuxProf. Richard C. Lux
Direttore fondatore del Lux Center for Catholic-Jewish Studies, Sacred Heart Seminary and School of Theology, Franklin, Wisconsin

… per noi cristiani lo Stato d’Israele e il sionismo sono una nuova modalità della fedeltà del popolo ebraico all’Alleanza nel XXI secolo. Poiché noi e gli ebrei siamo fratelli e sorelle nell’unica Alleanza, dovremmo riconoscere la validità e la realtà del significato profondamente religioso dello Stato d’Israele come istituzione della vita nell’Alleanza.31



Il moderno Stato d’Israele può essere considerato l’incarnazione ebraica, nel XXI secolo, dell’Alleanza vivente
, così come la Chiesa è l’incarnazione cristiana, nell’Alleanza, della nostra vita di fede, del nostro camminare sulla via di Gesù.32



Gli ebrei, e in particolare lo Stato d’Israele, hanno un diritto religioso alla terra? È chiaro che Dio dona la terra di Canaan al popolo ebraico, che essa fa parte del vincolo di alleanza di Dio con il popolo ebraico e che la Chiesa cattolica romana riconosce che l’alleanza di Dio con il popolo ebraico perdura. Essi hanno dunque un diritto religioso alla terra.33

Prof. William M. Wright IVProf. William M. Wright IV
Professore di studi cattolici e di teologia, Duquesne University

I cattolici possono riconoscere nel ritorno del popolo ebraico a vivere nella propria patria ancestrale una manifestazione della benevolenza di Dio e della sua fedeltà al popolo della sua Alleanza. Possono farlo in modo analogo a quello in cui riconoscono il valore duraturo e il significato religioso del senso letterale dell’Antico Testamento e delle realtà che esso presenta.34

Prof. Gary A. AndersonProf. Gary A. Anderson
Titolare della cattedra Hesburgh di pensiero cattolico, University of Notre Dame.

Tuttavia, dobbiamo anche ribadire che le promesse della Scrittura sono davvero inviolabili e che il legame d’Israele con questa terra è garantito dal decreto provvidenziale di Dio. La comparsa miracolosa dello Stato israeliano subito dopo il momento più buio della storia ebraica è difficile da interpretare al di fuori di un quadro teologico…

Il ritorno a Sion fa parte del disegno provvidenziale di Dio e della sua promessa eterna al suo popolo Israele? Io credo di sì.»35

Prof. Gavin D’CostaProf. Gavin D’Costa
Professore emerito di teologia cattolica, University of Bristol
Professore di relazioni cattolico-ebraiche, Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, Roma

Nell’epoca moderna, un’attenta considerazione dei temi fondamentali del Nuovo Testamento ha portato la Chiesa a respingere questa visione supersessionista e a riconsiderare il giusto atteggiamento dei cattolici verso il popolo ebraico e verso la costituzione, nel 1948, di uno Stato ebraico. Molti testi del Nuovo Testamento sostengono l’idea che i cattolici dovrebbero aderire al sionismo. Gesù stesso era un sionista giudeo-cristiano. I Vangeli collocano il suo ministero in rapporto alla terra, sia all’inizio sia alla fine. I racconti della nascita ripropongono l’esilio del popolo in Egitto, seguito dal ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto nella terra (Mt 2,13-23). Durante il suo ministero, Gesù non lascia mai la terra. Si preoccupa d’Israele, il suo popolo (Mt 15,22-28). Affida il compito di andare «fino agli estremi confini della terra» alla Chiesa radunata attorno a lui dopo la risurrezione. La missione della Chiesa corrisponde alle attese riguardanti il Messia ebraico. Cristo rende Israele — il popolo e la terra — luce delle nazioni, affinché tutti adorino il Dio d’Israele. I cattolici riconoscono che il popolo ebraico ha ancora un ruolo provvidenziale da svolgere e che il suo ritorno nella terra d’Israele può far parte del piano redentivo ancora da compiersi. Un’apertura teologicamente fondata a questa possibilità è il seme del sionismo cattolico.36



Il raduno del popolo ebraico e la sua preservazione come popolo attraverso la fondazione d’Israele nel 1948 sono profondamente biblici e non possono essere ignorati. Sono un segno dell’amore provvidenziale e della sollecitudine di Dio per il suo popolo e fanno parte della sua alleanza irrevocabile. Io chiamo questo sionismo cattolico minimalista…37

Padre Antoine Lévy, OPPadre Antoine Lévy, OP
Teologo e autore

La rivalutazione del posto della nazione ebraica nell’economia provvidenziale di Dio, così come viene presentata nei più recenti documenti ufficiali della Chiesa cattolica, non può prescindere dalla questione della Terra. Gli autori di Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana si erano già premurati di sottolineare che l’universalizzazione del concetto di Terra nel Nuovo Testamento non annulla la decisione di Dio di donare la Terra alla nazione ebraica… Supponendo dunque, secondo questa moderna teologia cattolica d’Israele, che la nazione ebraica non abbia cessato di essere oggetto della Provvidenza di Dio, anche dopo il suo rifiuto della messianicità di Gesù — e indipendentemente da esso —, come potrebbe il ritorno degli ebrei nella Terra che Dio ha promesso di dare loro una volta per tutte non essere interpretato come un segno di questa Provvidenza tuttora operante? Che cos’è la Provvidenza se non si traduce in fatti concreti — e quale manifestazione più spettacolare di questa Provvidenza verso la nazione ebraica si potrebbe immaginare della creazione e dello sviluppo dello Stato d’Israele dopo duemila anni di esilio, culminati in un tentativo di sterminio totale? La verità è che il riconoscimento della dimensione religiosa dello Stato d’Israele, dimensione che deriva dalle sue radici bibliche, è perfettamente in linea con il recente sforzo dell’insegnamento ufficiale cattolico di concepire il destino della nazione ebraica in termini non supersessionisti.38

Prof. André VilleneuveProf. André Villeneuve
Professore associato di Sacra Scrittura, Sacred Heart Major Seminary, Detroit

Se Dio stesso ha scelto Sion come sua dimora eterna; se promette insistentemente di ricondurre il popolo d’Israele a Sion e di dimorare lì in mezzo a esso — allora, in questo senso fondamentale, è Dio stesso, non Theodor Herzl, il padre del sionismo.39


  1. San Giustino martire, Prima Apologia 52, ANF 1:180.↩︎

  2. Sant’Ireneo, Contro le eresie 5.34.1, ANF 1:563-64.↩︎

  3. Sant’Ireneo, Contro le eresie 5.35.2, ANF 1:566.↩︎

  4. Tertulliano, La pudicizia 8, ANF 4:82.↩︎

  5. San Girolamo, Commento a Gioele 3:1-3, ACT Minor Prophets 2:292.↩︎

  6. Calvin B. Kendall e Faith Wallis, a cura di, Bede: Commentary on the Gospel of Luke, VI.86.256 (Liverpool University Press, 2023), 576.↩︎

  7. San Tommaso d’Aquino, Commentary on Jeremiah 31,17; cap. 31, lez. 4,↩︎

  8. Vladimir Solov’ëv, War, Progress, and the End of History, 174.↩︎

  9. Jacques Maritain, La Chiesa del Cristo. La persona della Chiesa e il suo personale (University of Notre Dame, 1973), 170-71.↩︎

  10. John M. Oesterreicher, “The Theologian and the Land of Israel,” The Bridge: A Yearbook of Judaeo-Christian Studies V (1970): 241–42.↩︎

  11. Elias Friedman, Jewish Identity, (Miriam Press, 1987), 152, 160.↩︎

  12. Visita pastorale in Brasile del 1991, in Eugene J. Fisher e Leon Klenicki, a cura di, The Saint for Shalom: How Pope John Paul II Transformed Catholic-Jewish Relations (Crossroad, 2011), 225.↩︎

  13. Intervista nella rivista Parade con Tad Szulc, 3 aprile 1994, in Giovanni Paolo II, Spiritual Pilgrimage: Texts on Jews and Judaism 1979 - 1995 (Crossroad, 1995), 187–88.↩︎

  14. Edward H. Flannery, “Theological Aspects of the State of Israel,” The Bridge III (1958): 324.↩︎

  15. Charlotte Klein, “Theological Dimensions of the State of Israel,” Journal of Ecumenical Studies 10, n. 4 (1973): 710.↩︎

  16. Robert F. Drinan, Honor the Promise: America’s Commitment to Israel (Doubleday & Co, 1977), 87.↩︎

  17. Franz Mußner, Tractate on the Jews: The Significance of Judaism for Christian Faith (Fortress Press, 1984), 15–16.↩︎

  18. Peter Hocken, The Glory and the Shame: Reflections on the 20th-Century Outpouring of the Holy Spirit (Eagle, 1994), 140–41.↩︎

  19. Hocken, The Glory and the Shame, 146.↩︎

  20. Carlo Colonna, “2012: Reading the Signs of the Times,” Catholics for Israel, 4 febbraio 2012.↩︎

  21. Benedetto XVI, “Grace and Vocation without Remorse: Comments on the Treatise De Iudaeis,” Communio: International Catholic Review 45 (primavera 2018): 179.↩︎

  22. Benedetto XVI, “Reply to Rabbi Arie Folger,” 23 agosto 2018.↩︎

  23. Raniero Cantalamessa, The Mystery of Christmas: A Comment on the Magnificat, Gloria, Nunc Dimittis (The Liturgical Press, 1988), 71-72. ↩︎

  24. The Washington Post, 31 marzo 2005, citato in “Cardinal Schönborn Endorses Biblical Zionism,” Catholics for Israel, 6 dicembre 2007.↩︎

  25. David P. Goldman, “Zionism for Christians,” First Things, 1º giugno 2008.↩︎

  26. Étienne Vetö, “Land and Redemption: Why does God Promise a Land?” in Gavin D’Costa e Faydra Shapiro, a cura di, Contemporary Catholic Approaches to the People, Land, and State of Israel (The Catholic University of America Press, 2022), 38, 40.↩︎

  27. Lawrence Feingold, “The Return to the Land of Israel as an Eschatological Sign in the Light of Romans 11,” in D’Costa e Shapiro, Contemporary Catholic Approaches, 10–11.↩︎

  28. Feingold, “The Return to the Land of Israel,” in D’Costa e Shapiro, Contemporary Catholic Approaches, 17.↩︎

  29. Jean-Miguel Garrigues ed Eliana Kurylo, “The Relationship of Israel to the Promised Land after Christ: Catholic Questionings,” in D’Costa e Shapiro, Contemporary Catholic Approaches, 49–50.↩︎

  30. Johannes Fichtenbauer, The Mystery of the Olive Tree, terza edizione riveduta (Toward Jerusalem Council II, 2017, 2025).↩︎

  31. Richard C. Lux, The Jewish People, the Holy Land, and the State of Israel: A Catholic View (Paulist Press, 2010), 89.↩︎

  32. Lux, The Jewish People, the Holy Land, and the State of Israel, 94.↩︎

  33. Lux, The Jewish People, the Holy Land, and the State of Israel, 108.↩︎

  34. Gavin D’Costa et al., a cura di, Catholic-Jewish Engagements on Israel: Holy Land, Political Territory, or Theological Promise? (The Catholic University of America Press, 2025), 100.↩︎

  35. Gary A. Anderson, “How to Think about Zionism,” in D’Costa et al., Catholic-Jewish Engagements on Israel, 113, 115.↩︎

  36. Gavin D’Costa, “Catholic Zionism.” First Things, 1º gennaio 2020.↩︎

  37. Gavin D’Costa, “The Case for a Catholic Theological Affirmation of the Land and People of Israel,” in D’Costa et al., Catholic-Jewish Engagements on Israel, 28.↩︎

  38. Antoine Lévy, “Tractatio Theologico-Politica: Palestinian Suffering and the Official Catholic teaching on the State of Israel,” in D’Costa e Shapiro, Contemporary Catholic Approaches, 213–14.↩︎

  39. “God Dwells in Zion: Zionism across Scripture,” Catholics for Israel, 14 febbraio 2026.↩︎

Dr. André Villeneuve is Associate Professor of Old Testament and Biblical Languages at Sacred Heart Major Seminary in Detroit, Michigan. He obtained his Ph.D. from the Hebrew University of Jerusalem, and his Licentiate in Sacred Scripture from the Pontifical Biblical Commission in Rome. He is the author of Divine Marriage from Eden to the End of Days (2021), and Sirach (Catholic Commentary on Sacred Scripture). He is the director of Catholics for Israel, and on the Board of Directors of the Association of Hebrew Catholics.

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Israel Institute of Biblical Studies