Israel Institute of Biblical Studies

Il Vangelo di Gesù il Messia

Il mondo attorno a noi

Anelito

Ogni cuore umano desidera la felicità e l’amore. Questo desiderio profondo — presente in te come in me — è universale e insopprimibile.

La bellezza del mondo che ci circonda risveglia in noi il desiderio di qualcosa di più. Ci commuove la bontà delle persone che amiamo e ci affascina il mistero dell’umanità, che così spesso riflette la verità, la bellezza e la bontà.

mancanza

Eppure, accanto a questa bellezza, vediamo un mondo profondamente ferito. Povertà, malattia, ingiustizia, egoismo, rabbia, violenza e disperazione ci circondano. La vita può facilmente riempirsi di paura, solitudine, dolore, smarrimento e confusione.

Molti cercano di sfuggire a questa dura realtà nei paradisi artificiali della droga, dell’alcol o delle relazioni passeggere, ma queste vie di fuga non fanno che accrescere il nostro dolore e il nostro senso di estraneità. Altri trovano conforto in cose autenticamente buone: la musica, il divertimento, lo sport, i passatempi, il lavoro, gli amici e la famiglia. Eppure, in fondo, sappiamo che neppure questi beni possono appagare pienamente il nostro cuore inquieto.

Possiamo trovare un senso a questo mondo, così bello eppure così ferito?

L’amore di Dio per la creazione

tenerezza

Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. (CCC 1)

La buona notizia è che Dio ha creato il mondo* e tutto ciò che contiene — te compreso — per amore infinito. Non è una semplice forza impersonale, ma un Dio personale che ti conosce e ti ama più di quanto tu possa immaginare. Ti conosceva già nel grembo di tua madre:

Tu hai creato le mie viscere; mi hai intessuto nel grembo di mia madre. (Sal 139,13)

Sa da dove vieni, che cosa hai vissuto e dove stai andando. Conosce anche i tuoi pensieri, le tue speranze, le tue gioie, i tuoi dolori e le tue paure:

O Signore, tu mi scruti e mi conosci. Tu sai quando siedo e quando mi alzo; penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua e tu già la conosci tutta, o Signore. (Sal 139,1-4)

Dio ti ama di un amore infinito, come ama ogni persona al mondo. Ha un progetto meraviglioso per la tua vita: ti ha creato per renderti partecipe della sua stessa vita divina d’amore (2 Pt 1,4) e perché tu sia felice con lui per sempre:

Ti ho amato di un amore eterno; per questo ti conservo ancora pietà. (Ger 31,3)

Io infatti conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, dice il Signore, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. (Ger 29,11)

Fin dalle origini dell’umanità, Dio ha stabilito un’alleanza* — un legame familiare sacro — con la famiglia umana. Attraverso questa alleanza siamo adottati come suoi figli, amati e custoditi da lui. Dio chiama ciascuno di noi a entrare in questa relazione: a vivere nell’amicizia con lui e gli uni con gli altri, come membri della sua famiglia, confidando in lui e obbedendogli in ogni cosa.

La nostra libertà

insieme

Dio non si impone a noi e non ci costringe ad amarlo. Il vero amore deve sempre essere un dono liberamente offerto. Dio ci ha creati liberi perché possiamo amare lui e amarci gli uni gli altri.

La nostra libertà è un grande dono, ma significa anche che possiamo accogliere la vita e l’amore che Dio ci offre oppure rifiutarli:

Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la maledizione e la benedizione; scegli quindi la vita, perché viva tu e la tua discendenza; amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla Sua voce, e tenendoti unito a Lui perché è Lui la tua vita e la tua longevità. (Dt 30,19-20)

Dio ci invita a scegliere la vita: ad amarlo, a fidarci di lui e a camminare con lui. Ma non ci costringerà mai. La scelta è nostra.

Il peccato

fratturaLa cattiva notizia è che tutti abbiamo infranto l’alleanza con Dio. Il peccato* è entrato nel mondo quando gli esseri umani hanno usato male la libertà ricevuta da Dio, scegliendo di dire “no a Dio”: di rifiutare colui che li aveva creati per la vita e l’amore. Il peccato è alla radice di tutto il male e di tutta la sofferenza che ci circondano.

Pecchiamo quando ci allontaniamo da Dio — dalla sua bontà e dalla sua verità — per seguire la nostra strada. Agiamo come ci pare, spesso in modo egoistico, facendo scelte sbagliate e vivendo senza mettere Dio al centro della nostra vita. Il peccato spezza la nostra relazione con Dio e ci separa dalla sua vita.

La Bibbia ci ricorda ciò che già sappiamo: tutti abbiamo peccato, ci siamo ribellati e ci siamo allontanati da Dio, ciascuno a modo proprio:

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Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio, se c’è uno che cerchi Dio. Tutti hanno traviato; sono tutti corrotti, più nessuno fa il bene, neppure uno. (Sal 14,2-3)

Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. (Sal 51,7)

Non c’è infatti sulla terra un uomo così giusto che faccia solo il bene e non pecchi. (Qo 7,20)

Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. (Rm 3,23)

Il peccato non è un semplice errore: è una rottura nella nostra relazione con colui che ci ha creati. E questa rottura ha delle conseguenze.

La morte

La terribile conseguenza del peccato è la morte (Rm 6,23). Spesso consideriamo la morte come la fine normale e inevitabile della vita. Eppure, nel profondo, la temiamo: temiamo non soltanto la fine della nostra esistenza terrena, ma anche la possibilità di essere separati per sempre dalla sorgente di ogni amore, gioia, pace e felicità.

Abbiamo perso di vista il fatto che, in principio, Dio non voleva che la morte facesse parte della vita umana. Eppure ciascuno di noi desidera l’immortalità. Sogniamo una vita senza sofferenza, malattia e morte, in cui poter godere senza limiti delle cose buone del mondo. E in effetti la morte non è il nostro destino ultimo. Dio ci ha chiamati alla vita, alla vita in tutta la sua pienezza. È soltanto a causa del peccato — il nostro deliberato rifiuto di Dio — che ora regna la morte:

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…ma dall’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti. (Gen 2,17)

Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. (Es 32,33)

Ma le vostre iniquità hanno scavato un abisso tra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto così che non vi ascolta. (Is 59,2)

Chi pecca, morirà. (Ez 18,4)

La morte non è un semplice evento biologico: è la conseguenza spirituale della separazione da Dio.

Riparare la frattura

autonomiaChe crediamo in Dio oppure no, la maggior parte di noi avverte il peso della sofferenza e della morte che incombono sulla nostra fragile vita. Ci immergiamo nelle attività per trovare pace, ristabilire le nostre relazioni con Dio e con gli altri, placare la coscienza e lasciare un segno in questa breve vita. Possiamo cercare popolarità, ricchezza o potere; realizzarci attraverso lo studio, la creatività o le opere di misericordia; oppure rivolgerci alla filosofia, alla meditazione o alla religione.

Ma, per quanto sinceri siano i nostri sforzi, non possiamo riparare da soli la rottura tra noi e Dio. Egli è infinitamente santo e noi siamo feriti dal peccato. Tentare di colmare l’abisso infinito che ci separa da lui è come cercare di attraversare la Manica con un solo salto. Alcuni salteranno un metro, altri due, ma tutti resteranno infinitamente lontani dalla meta.

La Bibbia ci ricorda che neppure i nostri migliori sforzi possono ristabilire la nostra relazione con Dio:

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C’è una via che sembra diritta a qualcuno, ma sbocca in sentieri di morte. (Pr 14,12)

Così dice il Signore: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno, e dal Signore allontana il suo cuore.” (Ger 17,5)

Il re non si salva per il suo forte esercito, né il prode per il suo grande vigore. Il cavallo non giova per la vittoria, con tutta la sua forza non potrà salvare. Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. (Sal 33,16-19)

Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori; se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. (Sal 127,1)

Nessuno può vincere la morte con le sole buone opere. Anche se ogni atto di bontà ha valore agli occhi di Dio, la sua infinita santità ci impedisce di entrare alla sua presenza nella nostra condizione decaduta.

La nostra natura umana è troppo ferita e troppo debole per ritrovare da sola la santità soprannaturale nella quale Dio ci aveva creati all’inizio. Cercare di vivere alla sua presenza nella nostra condizione decaduta è come tentare di vivere su Marte senza alcun aiuto. Come avremmo bisogno di un equipaggiamento speciale per respirare e sopravvivere su quel pianeta, così abbiamo bisogno di nuove facoltà soprannaturali per vivere di nuovo alla presenza di Dio e partecipare alla sua vita.

Non bastano i nostri sforzi: abbiamo bisogno della grazia. Solo Dio può donarci le facoltà soprannaturali che ci mancano. Solo lui può aprirci la via del ritorno.

Sacrifici di espiazione

Molto tempo fa, Dio scelse un popolo — il popolo d’Israele — attraverso il quale cominciò a rivelarsi al mondo, preparando così la sua grande opera di redenzione dell’umanità ferita dal peccato. Liberò Israele dalla schiavitù in Egitto, lo adottò come suo popolo e gli donò la Torah, la Legge secondo la quale gli israeliti dovevano vivere come membri della sua famiglia, uniti a lui dall’alleanza. Erano tenuti a osservare numerosi comandamenti, in una risposta di fede e di obbedienza al Dio che li aveva redenti e adottati. Eppure una vita moralmente retta non bastava da sola ad assicurare la salvezza. Per vivere in una giusta relazione con Dio, dovevano riporre in lui la loro fede e fiducia, osservare i comandamenti e partecipare al culto del tabernacolo, che comprendeva sacrifici cruenti di animali per espiare i loro peccati.

PasquaQuando Dio liberò gli israeliti dall’Egitto, ordinò loro di immolare un agnello e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte, per essere risparmiati dall’angelo della morte che colpì i primogeniti degli egiziani (Es 12). In seguito, gli israeliti dovevano offrire continuamente sacrifici cruenti sull’altare del tabernacolo e, più tardi, del Tempio, per espiare i loro peccati. Nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur), il giorno più santo dell’anno ebraico, il sommo sacerdote entrava nella parte più interna del santuario, il Santo dei Santi, con il sangue di un capro. Ne aspergeva il propiziatorio, il luogo della presenza tangibile di Dio, per espiare i peccati del popolo (Lv 16). Ogni giorno, finché rimase in piedi il Tempio di Gerusalemme, il sangue degli agnelli fu versato sull’altare (Es 29).

Perché Dio aveva prescritto sacrifici che comportavano lo spargimento di sangue? Il libro del Levitico ci dà la risposta:

Poiché la vita della carne è nel sangue, perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione delle vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita. (Lv 17,11)

Come abbiamo visto, il salario del peccato è la morte. Poiché abbiamo peccato, meritiamo di morire. Nell’ordine sacrificale stabilito da Dio, l’espiazione richiedeva l’offerta della vita attraverso lo spargimento di sangue: “senza spargimento di sangue non c’è perdono” (Eb 9,22). Eppure, nella sua misericordia, Dio desidera perdonarci e offrirci un nuovo inizio ogni volta che cadiamo. Se Dio ci condannasse per i nostri peccati, sarebbe giusto, ma non misericordioso. Se ci perdonasse concedendo un’amnistia generale a tutti i peccatori, sarebbe misericordioso, ma non giusto. Comprendiamo istintivamente questa tensione: vogliamo che il male sia punito e che i torti siano riparati.

Per questo Dio istituì i sacrifici di animali. Il peccato, la colpa e la pena dovuta al peccatore erano trasferiti all’animale. Il suo sangue veniva versato al posto di quello del peccatore; moriva per lui. Il sangue del sacrificio copriva il peccato e ristabiliva nella comunione con Dio colui che lo offriva. Possiamo immaginare il costo enorme delle pecore e del bestiame offerti ogni giorno nel Tempio. Questo continuo spargimento di sangue sottolineava la gravità del peccato e il prezzo del perdono. Eppure anche quel prezzo era nulla in confronto al nostro vero debito verso Dio. Dio accettò comunque quei sacrifici per un certo tempo, perché erano soltanto l’ombra di un sacrificio ben più grande che doveva venire.

Ma nel 70 d.C. i Romani distrussero il Tempio di Gerusalemme, ponendo definitivamente fine al sistema sacrificale. Dov’è ora il sacrificio che espia i peccati d’Israele?

La soluzione di Dio: Gesù il Messia

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Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Unico Figlio, perché chiunque creda in Lui non muoia ma abbia la vita eterna. (Gv 3,16)

Nella sua misericordia, Dio ha offerto una soluzione definitiva e universale al problema del peccato. Duemila anni fa ha mandato suo Figlio — chiamato Yeshua (Gesù)*, il Messia d’Israele* — per stabilire una Nuova Alleanza con il suo popolo e mostrarci la via del ritorno a Dio. Gesù ha annunciato la conversione e la venuta del Regno di Dio. Ha guarito i malati, perdonato i peccati e ci ha insegnato a vivere da figli di Dio.

Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 457–460), Gesù è venuto per quattro ragioni principali:

  1. Salvarci riconciliandoci con Dio, offrendo se stesso in sacrificio per i nostri peccati;
  2. Rivelarci l’amore del Padre, attraverso le sue parole e le sue opere;
  3. Essere il nostro modello di santità e mostrarci come vivere da figli di Dio: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15,12);
  4. Renderci partecipi della vita di Dio, come egli aveva voluto fin dall’inizio.

Gesù il Salvatore

crocifissione

Gesù, il Verbo eterno e il Figlio di Dio, ha assunto la nostra natura mortale e ha offerto la propria vita in sacrificio di espiazione per i nostri peccati, per riconciliarci con il Padre. La sua morte sulla croce è stata il sacrificio pasquale* che ha portato a compimento tutte le offerte dell’Antica Alleanza. Ha preso su di sé il nostro castigo perché fossimo liberati e perdonati:

Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di Lui, dalle Sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno seguiva la sua strada, il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di tutti noi. (Is 53,5-6)

ponte

Morendo, Gesù ha vinto il peccato e la morte. Ma la sua opera non si è fermata lì. Il terzo giorno è risorto corporalmente dai morti per la potenza dello Spirito Santo. Ha poi mandato lo Spirito a dimorare in noi, per riconciliarci con Dio e gli uni con gli altri (1 Cor 15,3–8; Rm 5,5). Con la sua risurrezione, Gesù ci ha aperto la via del cielo e della vita eterna. Le porte del paradiso, chiuse dall’ingresso del peccato nel mondo, si sono riaperte.

Gesù — vero Dio e vero uomo — è il ponte tra Dio e l’umanità. È venuto a riconciliarci con il Padre e a donarci una vita nuova di fede, speranza e amore, come figli amati da Dio. Se accogliamo Gesù e il suo messaggio, accogliamo la pienezza del progetto di Dio.

Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso di me. (Gv 14,6)

L’opera degli apostoli

successori

Durante il suo ministero in Galilea, Gesù chiamò dodici apostoli e li preparò a proseguire la sua missione. Affidò un ruolo particolare a Simone, dandogli il nome di Pietro — “la roccia”. Gesù gli affidò la futura guida della Chiesa dicendogli:

Tu sei Pietro, e su questa pietra io construirò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevaranno su di essa. E io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. (Mt 16,18-19)

Il giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesù, lo Spirito Santo discese sugli apostoli. Fu la nascita della Chiesa*. All’inizio la Chiesa era composta interamente da ebrei che credevano che Gesù fosse il Messia promesso a Israele. Poco dopo, anche i non ebrei furono accolti nella comunità, e la Chiesa divenne il luogo in cui ebrei e non ebrei erano riconciliati nella comune adorazione del Dio d’Israele.

Gli apostoli, con Pietro alla loro guida, dirigevano la Chiesa primitiva e proseguivano l’opera di Cristo. Man mano che la Chiesa cresceva, ordinavano vescovi e trasmettevano loro l’autorità spirituale* che Gesù aveva dato loro:

ministri

Chi ascolta voi, ascolta Me, chi respinge voi, respinge Me. (Lc 10,16)
Tutto ciò che hai sentito da me in presenza di molti testimoni, trasmettilo a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri. (2 Tm 2,2)

Oggi il papa*, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, proseguono la missione di Gesù e degli apostoli: trasmettere il suo insegnamento, amministrare i sacramenti che comunicano la sua vita e guidare la Chiesa.

La nuova nascita

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Gesù ha insegnato che dobbiamo nascere di nuovo — dall’acqua e dallo Spirito — per entrare nel Regno di Dio:

In verità, in verità, se uno non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio... nessuno può entrare nel Regno di Dio a meno che non nasca dall’acqua e dallo Spirito.” (Gv 3,3.5)

La nuova nascita “dall’acqua e dallo Spirito” rimanda alla fede in Cristo e al battesimo*. Attraverso il battesimo diventiamo membri della Chiesa, il Corpo del Messia. Per gli ebrei, il battesimo non significa abbandonare l’ebraismo. Al contrario, porta a compimento la promessa fatta da Dio a Israele attraverso il profeta Ezechiele:

Vi aspergerò con acqua pura, e sarete purificati… vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo; prenderò il vostro cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. (Ez 36,25–26)

Il battesimo è “il lavacro di rigenerazione e di rinnovamento dello Spirito Santo” (Tt 3,5). Ci purifica dal peccato, ci unisce alla morte e alla risurrezione di Cristo, ristabilisce la nostra amicizia con Dio e apre la porta della vita eterna. Gesù stesso ha insegnato che la fede in lui e il battesimo sono essenziali per la salvezza. Per questo ha affidato ai suoi discepoli la missione di andare in tutto il mondo e fare discepoli di tutte le nazioni, affinché tutti abbiano la possibilità di allontanarsi dal peccato e rinascere alla vita eterna in Cristo:

Andate in tutto il mondo e predicate la buona novella a tutta la creazione. Chiunque crede e riceve il battesimo sarà salvo, ma chi non crede sarà condannato. (Mc 16,15-16)

La Chiesa cattolica

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Gesù ha fondato la Chiesa cattolica (universale)*, guidata dallo Spirito Santo e affidata al successore di Pietro — il papa* — per proseguire la sua opera sulla terra. La Chiesa cattolica è la famiglia di Dio nel mondo intero. Attraverso la Chiesa, che la Bibbia chiama “colonna e sostegno della verità”, Gesù ci comunica la via, la verità e la vita che fanno di noi una nuova creazione e ci restituiscono la nostra condizione di figli di Dio.

ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. (1 Tm 3,15)

Siamo uniti a Cristo e riceviamo la vita di Dio soprattutto attraverso la liturgia* e i sacramenti* della Chiesa. Questi sette sacramenti — a cominciare dal battesimo — sono incontri potenti con lo Spirito Santo, che ci trasforma perché cresciamo a somiglianza di Dio, nella sua bontà e nel suo amore. Il più grande dei sacramenti è l’Eucaristia*: il sacrificio della Nuova Alleanza e il pasto della famiglia di Dio che ci nutre con il corpo e il sangue di Cristo stesso (Gv 6,51–58; Lc 22,19–20). Gli altri sacramenti sono la cresima*, la riconciliazione (confessione)*, l’unzione degli infermi*, il matrimonio* e il sacramento dell’Ordine*.

Gesù ci ha anche donato sua madre, Miriam (Maria)*, come nostra madre spirituale (Gv 19,27). Maria ci ama, prega per noi, ci custodisce dal cielo e ci aiuta nella lotta contro il male (Ap 12). Come figli di Dio, siamo pellegrini sulla terra, in cammino verso la nostra vera patria, il cielo, dove condivideremo per sempre la vita e l’amore di Dio, con lui e gli uni con gli altri (Fil 3,20).

La nostra risposta

passaggio

Dio ci chiama a pentirci — ad allontanarci dal peccato e dall’egoismo —, ad accogliere Gesù e a credere al suo insegnamento, a scegliere di seguirlo e a essere battezzati per entrare in una vita nuova. Ci chiama a unirci al suo Corpo, la Chiesa (At 2,38), per crescere a somiglianza di Dio fino a essere pronti a partecipare pienamente alla sua vita in cielo.

La scelta è nostra. Il peccato è una realtà, come lo è la morte. Dio è la sorgente di ogni vita. Se ci ostiniamo a rifiutarlo in questa vita, rispetterà la nostra scelta e ci lascerà separati da lui per sempre nell’altra vita. Questo è l’inferno: lo “stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati” (CCC 1033). Gesù ci ha solennemente ammoniti sulla realtà dell’inferno (Mt 13,41–42; 25,41) e ci ha esortati a scegliere la via stretta che conduce alla vita:

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e sono molti quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano. (Mt 7:13-14)

Dio non vuole che nessuno si perda. Chiama ciascuno di noi a scegliere la vita e la salvezza. Ci ha creati per amarlo e servirlo in questa vita e per essere con lui per sempre nell’altra, in uno stato di perfetta pienezza e gioia. Rispondiamo al suo invito e cerchiamolo fin da oggi.

Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, che vuole che tutti siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. (1 Tm 2,3-4)

Che cosa fare ora?

Se senti che Dio ti chiama a entrare nella Chiesa cattolica:

  • Coltiva la tua relazione con Dio. Prega ogni giorno: parlagli e chiedigli di guidarti nella sua verità e nella sua luce.
  • Studia la fede cattolica, con Cattolici per Israele oppure con altre risorse cattoliche fedeli all’insegnamento della Chiesa.
  • Trova una chiesa cattolica nella tua zona. Comincia a partecipare alla Messa e a conoscere la preghiera e la liturgia cattoliche.
  • Incontra cattolici fedeli che conoscano e amino la loro fede. Potranno sostenerti nel tuo cammino verso Dio.
  • Parla con un sacerdote del tuo desiderio di diventare cattolico. Ascolta attentamente i suoi consigli e assicurati che sia fedele alla Chiesa. Se rifiuta gli insegnamenti della Chiesa esposti nel Catechismo, o ti dice che non hai davvero bisogno di diventare cattolico, chiedi consiglio a un altro sacerdote.

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Il Vangelo di Gesù il Messia in sintesi

  1. Dio ti ama e ha un progetto meraviglioso per la tua vita.
  2. Il peccato ci separa da Dio. Non possiamo riparare questa rottura con le nostre sole forze.
  3. Gesù è venuto a riconciliarci con Dio e a donarci la vita eterna.
  4. Gesù ci ha donato la Chiesa, attraverso la quale ci comunica la via, la verità e la vita.
  5. Dio ci chiama a pentirci e a ricevere il battesimo per il perdono dei peccati, a seguire Gesù e a unirci al suo Corpo, la Chiesa.

Vedi anche:

Il messaggio del Vangelo* (PowerPoint)
La storia della salvezza
Perché essere cattolici?


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