Una Cercatrice Segreta Trova il Messia

Sono ebrea ortodossa per adozione, ovvero, sono una convertita al Giudaismo, secondo l'halacha. Vivo insieme ad altri ebrei ortodossi, com mio marito e quattro figli, in una comunità religiosa in Israele. Amo anche Gesù e il messaggio del Vangelo, che sto ancora imparando, e questo significa che io vivo la mia fede solo interiormente.

Non sono stata educata in nessuna religione o fede. I miei genitori non mi hanno insegnato nulla su Dio. Mia nonna materna, che era cattolica, cercò di insergnarci qualcosa, ma deve aver dato fastidio a mia madre, perché smise di farlo.

[Ho solo dei ricordi frammentati di mia nonna, ma alla luce della mia nuova fede riprendono significato: il crocifisso sulla parete della cucina, la Madonna con il bambino ricamati in un quadro nell'ingresso, la piccola statua di San Francesco nel suo giardino, i rosari che ci dava occasionalmente (me ne fu dato uno suo dopo la sua morte: sfortunatamente, al tempo, vistolo come un oggetto idolatro, lo distrussi :(  ); il fatto che, tra tutti i miei parenti, lei fu quella che non solo apprezzò genuiniamente la mia decisione per il Giudaismo (che ha una base biblica) ma anche il mio avvicinarmi all'ortodossia (lei cercò solo una volta di evangelizzarmi, mandandomi un libro chiamato "La Più Grande Storia Mai Raccontata", che apparentemente riguardava Gesù. Non lo lessi mai...)] 

Io ho sempre creduto in Dio, ma non sapevo come correlarmi a Lui. Una volta andai in una chiesa battista, su invito di un amico, ma non avevo mai letto la Bibbia per mio conto, così non capivo di cosa stesse parlando l'insegnante domenicale. Una volta pregai a Qualcosa che pensavo potesse essere Gesù, ma non capivo niente di Lui. Non sapevo niente della salvezza, per esempio, o dello Spirito Santo. Poiché non capivo o non ero d'accordo su nessuno dei  modi in cui Dio si era presentato a me fino a quel momento, decisi che avrei "scelto" le idee che mi sembravano più adeguate. Andai in una "chiesa" New Age e non mi piacque. Andai anche ad una chiesa "Unity" (trascendeltalismo americano) ma anche quella non mi andò bene.

Quando avevo quasi diciannove anni, lasciai la casa di mio padre e andai a vivere da sola, e un mio coinquilino era ebreo. Lui era uno di quelli che io qualche volta chiamo un ebreo di una volta all'anno, cioè lui praticava la sua religione solamente durante Rosh Hashannah, il capodanno ebraico. Ma un giorno, spontanteamente, cominciò a leggerci un libro chiamato "Sha'arei Shabbat," Porte di Shabbat. Ero affascinata. Era la prima volta nella mia vita che sentivo parlare in modo religioso di ciò che pensavo fosse l'inizio del mondo: il libro diceva che il mondo fu fatto da Dio e appartiene a Dio. Diceva che la testimonianza ebraica a questa verità era il riposo, una volta alla settimana, in imitazione di Dio stesso - rinunciando alla nostra padronanza del mondo che Lui ci ha prestato e ridandola a Lui, per venticinque ore consecutive.

Cominciai a leggere il libro da sola. Dopo solo poco tempo decisi che dovevo diventare ebrea, così avrei potuto avere questo giorno santo per me - e una scrittura santa, e una dieta santa, e la Sacra Bibbia, e... Era il concetto di santità che mi attraeva. "Sarete santi per me, poiché io, il SIGNORE, sono santo", dice la Bibbia (Levitico 20:26). Mi sentivo anche connessa con questo popolo, Israele, in un modo che era diverso da ogni connessione che avevo avuto fino a quel momento. Non avevo mai amato qualcuno così tanto da voler diventare parte di loro. Ad un certo momento decisi persino che se non avessi potuto diventare ebrea, non avrei potuto vivere. Sarei morta piuttosto.

Io vivevo la Torah, ma persino quando ero ancora nel processo di conversione, cominciai a sentire una certa tensione. Sentivo che pur facendo il possibile, non sarei mai stata in grado di vivere lo standard posto dalle innumerevoli norme e regole. Sapevo che vi erano ragioni "più alte" dietro i molti comandamenti, ma a causa del fatto che ve ne erano così tanti, non riuscivo a vederne lo scopo ultimo. Non ero in grado di vedere la foresta per colpa degli alberi, come si suol dire. E alcuni anni dopo la mia conversione, cominciai a capire che ad un certo punto l'ideale di santità era andato perduto, e i dettagli della Legge erano diventati un fine a se stesso. Noi - gli ebrei (almeno quelli religiosi che conoscevo) - invece di anelare alla santità, eravamo ora soprattutto preoccupati di spuntare uno per uno tutte le voci della lista dei nostri comandamenti e usanze.

Mi resi anche conto che per quanto il popolo eletto dovrebbe essere santo, noi siamo imprigionati dall'Esilio. È un esilio, non solo del popolo dalla Terra Santa, ma delle nostre anime dal nostro Makor, la nostra fonte. Nei nostri sforzi di evitare di essere ingoiati dai paesi della nostra dispersione, abbiamo costruito una 'siepe intorno alla Legge' ancora più alta. Ora, la siepe è talmente alta, che se uno vive dentro la Legge, nessuna infruenza "goyisch" può invadere. Ma neanche nessuna luce da fuori può trapassare. La nostra costante preoccupazione con le minuzie della Legge ci ha fatto dimenticare della nostra missione di essere una "luce delle nazioni".

Perché non sembriamo più capaci, o preoccupati di incoraggiare le nazioni alla giustizia? Potrebbe essere che la luce del mondo intero venga da Cristo??

Nonostante la mia disillusione, non avevo nessun desiderio di cercare un'altra fede o popolo. E presumo che fu proprio per questo motivo che il Signore usò qualcuno al di fuori per farmi arrivare a Lui.

Nell'ottobre del 2008 fui contattata dalla mia vecchia "fiamma" dei tempi della scuola superiore tramite il sito dei vecchi alunni. Venni a sapere che, non solo era un soldato che era stato ferito in Iraq, ma era anche un pastore nella denominazione pentecostale "Assemblies of God". (Era stato soldato prima di diventare pastore, per questo era stato "richiamato" ancora alle armi.) Lui apprese che ero un'ebrea religiosa che viveva in Israele. Entrambi eravamo sposati con due figli piccoli (io lo sono ancora). Cominciammo uno scambio di informazioni culturali e religiose. Il mio interesse era meno nella sua cultura e più nella sua religione. Per la prima volta nella mia vita, volevo sapere perché i cristiani credono in ciò che credono, che cosa fanno, che cosa sono le diverse denominazioni, come vivono, cosa pensano sulle stesse situazioni che io vivo. Volevo sapere cosa dicevano che Gesù fosse, e perché, e che cosa dice il Nuovo Testamento. Più ascoltavo e più mi cresceva dentro l'invidia. Sì, all'inizio pensavo fosse così perché i cristiani non sono vincolati negli stessi modi in cui lo sono io -  cioè, sembrano avere meno comandamenti da seguire. Dopo un po' comunque mi sono resa conto che quello che invidiavo non era la loro libertà legale-religiosa, ma la loro apparente libertà dal peccato. I cristiani non sembravano aver bisogno di una stretta cornice rituale per connettersi a Dio, né sembravano aver bisogno di una tale alta siepe intorno alla Legge. E con tutta la mia invidia, finalmente cominiciai ad ammettere a me stessa il sospetto che avevo mantenuto inconsciamente per tutto il tempo: e se non fossi buona abbastanza? E se avessi realmente bisogno di Gesù per connettermi completamente a Dio? E se i cristiani avessero ragione?

Penso che fu mentre l'IDF era ancora a Gaza (durante l'operazione Cast Lead), che accettai Gesù nella mia vita, dopo aver letto "Following Christ" (un link su ag.org). Sfortunatamente tutte le mie ricerche, letture e studi dovevano avvenire in segreto. Vedete, non solo io sono un'ebrea religiosa in Israele, ma vivo in una città religiosa sionista. Prima ero una grande fan di Rabbi Tovia Singer, il rabbino anti-missionario. Tutti i miei amici sono sionisti religiosi. I nostri figli vanno in scuole sioniste religiose. E mio marito, che ancora amo teneramente, è completamente ostile ad ogni semplice menzione di Gesù o del cristianesimo, in particolare del cristianesimo cattolico. È come un'allergia per lui. Per mio marito, la filosofia cristiana è debole e codarda, la teologia cristiana è un'eresia e il culto cristiano è idolatria (anche senza croce o crocifisso). Lui non ha buone parole per i cristiani e per il loro cristianesimo. Non vuole neanche ascoltare 'Kumbaya'. Mio marito è il nesso della mia socializzazione con il resto del mondo pubblico. Le mie speranze per la mia vita pubblica futura sono basate largamente su come io posso predire le sue reazioni. Ogni accenno della mia nuova fede a lui o a qualsiasi altra persona qui, potrebbe costarmi mio marito, i miei figli, la loro istruzione pubblica, il mio lavoro, i miei amici, la mia sicurezza fisica, il mio diritto di cittadinanza in Israele o una combinazione di queste cose.

La mia fede è già stata messa alla prova e ha fallito. Quando è successo ho perso la fede anche in tutto il resto. Stavo ristagnavo spiritualmente, e cominciai a cercare la connessione con Dio che si era instaurata prima che fosse messa alla prova da HaSatan. In privato avevo flirtato con l'Islam, il paganesimo ('Wicca') e persino con l'agnosticismo, prima di ritornare infine a Cristo in penitenza, chiedendogli di mostrarmi che cosa mi era mancato prima. Questa volta, lessi di più sulle origini della fede che avevo segretamente adottato. Cominciai a leggere "Il Messia nell'Antico Testamento" di Risto Santala, il missionario finlandese (luterano) in Israele. Gli scritti di Santala mi mostrarono che le origini del cristianesimo provengono dagli scritti di quei saggi ebraici molto antichi che avevo molto riverito, ma queste idee erano state nascoste, respinte, marginalizzate, reinterpretate o trasformate. Avevo solo letto i due terzi del libro quando cominciai a vedere così tanto del Messia nelle fonti ebraiche, che mi sforzai di reprimermi dal gridare: "LO SAPEVO! Ei, ascoltate tutti - Gesù è il Messia!"

Poco più tardi scoprii di essere attratta dal cattolicesimo. Avvenne quando stavo cercando delle storie di convertiti ebrei al cristianesimo e seguii un link alla testimonianza di una ebrea Lubavitch (come me!), ora suora domenicana (su 'Cattolici per Israele?? Chi avrebbe immaginato che esisteva un gruppo simile?).  Volevo sapere cosa trovava così irresistibile nel cattolicesimo e presto fui presa all'amo, non solo sugli elementi specifici della vita cattolica, ma sulla differenza nel messaggio. I cristiani evangelici presentano la vita eterna come ricompensa per  i servizi resi (fede). Tuttavia io non sono mai stata interessata alle ricompense. Mi sembra (correggetemi se sbaglio) che nel cattolicesimo, l'ikar, il punto essenziale della vita di fede, è l'eterno scambio di amore offerto tramite Gesù. In fondo, dove il Signore mi porterà, non mi preoccupa. Per quanto avevo apprezzato il cristianesimo evangelico, non ho mai pensato di me stessa: "halleluya, andrò in paradiso!" Forse è questo che mancava. L'amore. Amoreamoreamore. Travolgente amore. Se si risponde solamente alla Sua chiamata, onestamente e senza riserve, questo è il sicuro risultato. O piuttosto la sicura scoperta. Dopo tutto, l'amore di Dio non è immediatamente versato su di noi quando pertecipiamo alla "pienezza dei mezzi della salvezza". Dio ama tutte le Sue creature e ci chiama a partecipare in quell'amore, e la Chiesa Cattolica è la maniera più completa per farlo.

Come potrete supporre a questo punto, io non sono ancora battezzata. Non ho neanche contattato un sacerdote. Le mie attuali circostanze, inclusi i miei impegni e la mia residenza, non mi permettono di partecipare alle attività della chiesa. Per il momento, tecnicamente, sono ancora "solamente" ebrea. Mi rendo conto che molti dei miei amici ebrei si farebbero dei problemi se sapessero la vera natura della mia fede. Ciononostante, non ho mai letto nelle Scritture che un credo differente cambi misteriosamente qualcuno da un "membro della Tribù" (perdonate il termine)  in uno straniero. Forse un giorno mi sarà concesso il coraggio di proclamare la mia fede in pubblico - cominciando da mio marito. Sto imparando. Prego intensamente. E aspetto.

Sh'lom HaMashiach

Ruth