Sull'Antisemitismo

Jacques Maritain, che negli anni '40 insegnava alla Princeton University, fu un eccellente filosofo cattolico. Questo articolo venne pubblicato nel giornale Christianity and Crisis (Cristianesimo e Crisi), il 6 ottobre 1941. 


Jacques MaritainHo già parlato di antisemitismo molte volte, ma non avrei mai pensato di doverlo fare in connessione a delle leggi antisemite, promulgate da un governo francese—che costituiscono il diniego delle tradizioni e dello spirito del mio paese. Sono ben conscio del fatto che questi decreti siano stati adottati sotto pressione tedesca e tramite le macchinazioni di Laval. So anche che il popolo francese nel complesso è sbalordito e disgustato da queste leggi. Ma il fatto rimane, comunque, che il governo Vichy ha supportato le leggi antisemite in una maniera sempre più ristretta e iniqua, privando gli ebrei francesi di ogni posizione governativa e culturale, imponendo loro tutte le possibili restrizioni riguardo alle professioni liberali e commerciali, colpendo senza pietà molti di coloro che sono stati feriti combattendo per il loro paese durante la guerra attuale, e ipocritamente cercando di nascondere una cattiva coscienza sotto un pathos pseudonazionale, nel quale le religioni e le considerazioni razziali sono vergognosamente mescolate. Una piccola parte della borghesia e dell'aristocrazia terriera, avvelenanta da ignobili quotidiani, si sta lasciando permeare da bassi animi razzisti. Dei film tedeschi antisemiti vengono mostrati nei cinema persino nella parte non occupata della francia, e abbiamo saputo che un periodico cattolico è stato sospeso per un mese dalla sua attività, per aver apertamente protestato contro una tale azione. Nonostante le innumerevoli prove di aiuto e di solidarietà offerte da privati—spesso con grande rischio—a ebrei perseguitati, e nonostante gli innumerevoli e commoventi segni di amicizia e di fedeltà che i professori ebrei, dopo essere stati licenziati, hanno ricevuto dai loro studenti, nessuna protesta pubblica è stata intrapresa da un qualunque corpo intellettuale; e alcune istituzioni corporative, tra le professioni liberali, stanno volontariamente mettendo in atto un certo tipo di numerus clausus.

I veleni della psiche sono molto più attivi di quelli fisici; sfortunatamente è inevitabile che, poco a poco, molte anime siano destinate a piegarsi. Se le norme e la propaganda antisemite si prolungheranno per alcuni anni, possiamo immaginare che molte persone di debole convinzione cederanno al peggio. Essi penseranno che, dopo tutto, i campi di concentramento sono molto più comodi per i loro vicini di ciò che raccontano gli ebrei, e alla fine saranno perfettamente in grado di vedere o di contribuire alla distruzione dei loro amici con il sorriso di una coscenza pulita (la vita deve andare avanti!). Io ho la ferma fiducia nelle virtù naturali e nella resistenza morale del popolo francese. So che dobbiamo confidare in loro; tuttavia non è solo nel pensare agli ebrei ma nel pensare al mio paese che sono inorridito dalla corruzione antisemita delle anime, che è stata incoraggiata in Francia da autorità che ancora osano parlare di onore.

È anche per il cristianesimo che temo. Forse il pericolo è più grande in quei paesi che non hanno—non ancora al momento—sperimentato il terrorismo nazista. Ci è stato detto che in alcuni paesi dell'America del Sud, l'antisemitismo si sta diffondendo in alcune sezioni cattoliche giovanili e intellettuali, nonostante gli insegnamenti del Papa e gli sforzi dei loro vescovi. È impossibile fare dei compromessi con l'antisemitismo; esso porta con sé, come tutti i germi viventi, tutto il male spirituale del nazismo. L'antisemitismo è la quinta colonna morale nella coscienza cristiana.

"Spiritualmente siamo semiti," disse Pio XI. "l'antisemitismo è inaccettabile". Mi piacerebbe enfatizzare in questo scritto l'aspetto spirituale di questo problema.

Potrei indicare che le formule cristiane più impressionanti riguardo all'essenza spirituale dell'antisemitismo possono essere trovate in un libro recentemente pubblicato da uno scrittore ebreo, che sembra essere stranamente estraneo al loro profondo significato cristiano. Non so se Maurice Samuel scriva anche secondo la pietà ebraica; forse è un'anima cercatrice di Dio, priva di ogni dogma definito, che crede di essere "liberata" da ogni fiducia nella rivelazione divina, sia dell'Antica sia della Nuova Alleanza. La testimonianza che dà appare ancora più significativa perché le intuizioni profetiche sono molto più eclatanti quando passano attraverso dei profeti assopiti o testardi, che percepiscono solo in modo oscuro quello che ci comunicano.

"Non comprenderemo mai", dice Samuel, "il maniacale potere dilagato in tutto il mondo dell'antisemitismo, a meno che non invertiamo l'ordine dei termini. È di Cristo che i nazi-fascisti hanno paura; è nella sua onnipotenza che essi credono; è lui che sono determinati a cancellare totalmente. Ma i nomi Cristo e Cristianesimo sono troppo  forti e l'abitudine di sottomettersi ad essi è troppo radicata profondamente, dopo secoli e secoli di insegnamento. Pertanto, ripeto, essi devono assalire coloro che furono responsabili della nascita e della diffusione del cristianesimo. Devono sputare sugli ebrei come gli ‘uccisori di Cristo’ perché essi desiderano sputare sugli ebrei da cui è scaturito Gesù." (Maurice Samuel, The Great Hatred. New York, 1940)

Il semplice fatto di non sentire nessuna simpatia per gli ebrei o di essere più sensibile ai loro errori che alle loro virtù non è antisemitismo. L'antisemitismo è paura, disprezzo e odio per la razza o per il popolo ebraico, e un desiderio di sottoporli a misure discriminatorie. Vi sono molte forme e gradi di antisemitismo. Senza parlare delle forme dementi che stiamo vivendo al momento, esso può prendere la forma di un nazionalismo altezzoso e di pregiudizi aristocratici di orgoglio e di pregiudizio, o di un semplice desiderio di liberarsi di competitori, di una routine di vanità, o persino di un'innocente mania verbale. In realtà nessuno è innocente. In ognuno di questi semi è nascosto, più o meno inerte o attivo, quella malattia spirituale che oggi in tutto il mondo si sta espandendo e diventando una fobia omicida e creando un mito, e di cui l'anima segreta è il risentimento contro il Vangelo: la "Cristofobia."

Leon Bloy disse che il "velo" a cui si riferisce San Paolo, e che copre gli occhi di Israele, sta passando ora "dagli ebrei ai cristiani." Questa dura affermazione sui gentili e sui cristiani, che distorgono il cristianesimo, aiuta a farci comprendere qualcosa dell'estesa e violenta persecuzione, della quale gli ebrei oggi sono le vittime, e dello sconvolgimento spirituale che, per molti anni, ha continuato a sussistere in molti di loro, causando cambiamenti interiori profondi, particolarmente riguardo alla persona di Cristo.

La crescente premura nel cuore di Israele per l'Uomo Giusto, crocifisso per l'errore dei sommi sacerdoti, è un sintomo di incontestabile importanza. Oggi gli scrittori ebrei in America come Sholem Asch e Waldo Frank stanno cercando di reintegrare il Vangelo nella fratellanza di Israele. Mentre essi non riconoscono ancora Gesù come Messia, lo riconoscono come la più pura figura ebraica nella storia dell'umanità. Essi stessi sarebbero turbati nel sapere di essere considerati come se tendessero al cristianesimo. Tuttavia, mentre rimangono più vicini che mai al giudaismo, credono che il Vangelo trascende l'Antico Testamento e lo considerano un fiore divino scaturito dallo stelo dei Patriarchi e dei Profeti. Senza mai dimenticare i conflitti della storia e i duri trattamenti ricevuti dal loro popolo, gli autori di Salvation (Salvezza) e di The New Discovery of America (La Nuova Scoperta dell'America) hanno da tempo conosciuto e amato il cristainesimo medievale e la vita cattolica spirituale. Essi sono d'accordo con Maurice Samuel che la "Cristofobia" sia l'essenza spirituale del razzismo demoniacale del nostro mondo pagano. Molti altri segni comprovano che Israele stia cominciando ad aprire gli occhi, mentre gli occhi di molti cristiani sedicenti sono ciechi, oscurati dalle esalazioni del vecchio sangue pagano, che improvvisamente e ferocemente sgorgano ancora una volta tra i gentili.

"Gesù Cristo è in agonia fino alla fine del mondo," disse Pascal. Cristo soffre in ogni uomo innocente che è perseguitato. La sua agonia si sente nei pianti di così tanti esseri umani che vengono umiliati e torturati, nella sofferenza di tutte quelle immagini e somiglianze di Dio trattate peggio delle bestie. Egli ha preso su di sé tutte queste cose e ha sofferto per ogni piaga. "Non temere, figlio mio, io ho già percorso quella strada. Ad ogni passo di questa abominevole via, io ti ho lasciato una goccia del mio sangue e l'impronta della mia misericordia".

Ma nel corpo mistico della Chiesa, l'eccedenza di umanità che Cristo trova in ognuno dei membri del suo corpo è chiamata, fintanto che ognuno sia una parte dell'intero, a partecipare nell'opera di questo corpo, che è la redenzione continua attraverso il tempo. Per mezzo e nella passione del suo corpo mistico, Cristo continua attivamente ad attuare il compito per il quale è venuto: egli opera come Salvatore e Redentore dell'umanità.

La passione di Israele non è una passione corredentrice, che ottiene per l'eterna salvezza di anime ciò che manca (in quanto riguarda l'applicazione, non i meriti) nella sofferenza del Salvatore. È sofferta per la vita temporale del mondo. In se stessa è la passione di un essere coinvolto nel destino temporale del mondo, che irrita il mondo e allo stesso tempo cerca di emanciparlo, e sul quale il mondo si vendica per i dolori della sua storia. Ciò non significa che Cristo sia assente dalla passione di Israele. Potrebbe egli dimenticare il suo popolo, ancora amato per i suoi progenitori ai quali sono state fatte delle promesse senza pentimento? Gesù Cristo soffre nella passione di Israele. Nel colpire Israele, gli antisemiti lo colpiscono, lo insultano e gli sputano. Perseguitare la casa di Israele è perseguitare Cristo, non nel suo corpo mistico come quando la Chiesa è perseguitata, ma nella sua stirpe e nel suo popolo immemore, che egli incessantemente ama e chiama. Nella passione di Israele, Cristo soffre e agisce come il pastore di Sion e il Messia di Israele, per conformare gradualmente a lui il suo popolo. Se vi sono molti nel mondo oggi—ma dove sono?—che danno ascolto al significato delle grandi persecuzioni razziste e che cercano di comprendere questo significato, essi vedranno Israele come trascinato lungo il cammino verso il Calvario, per ragione proprio di quella vocazione che ho indicato, e perché i mercanti di schiavi non perdoneranno Israele per le richieste che esso e il suo Cristo hanno impiantato nel cuore della vita temporale del mondo, richieste che sempre grideranno "no" alla tirannia della forza. A dispetto di se stesso Israele sta salendo al Calvario, a fianco dei cristiani—la cui vocazione riguarda il regno di Dio più che la storia temporale del mondo; e questi strani compagni sono a volte sorpresi di trovarsi insieme sulla stessa via. Come nel bellissimo quadro di Marc Chagall, i poveri ebrei, senza comprenderlo, sono trascinati nella grande tempesta della Crocifissione, intorno al Cristo teso.

"Attraverso il mondo perduto

Ai quattro angoli dell'orizzonte

Fuoco e Fiamme

I poveri Ebrei stanno camminando da ogni parte

Nessuno li dichiara propri

Non hanno un posto sulla terra

Per riposarsi—non una petra

Gli Ebrei erranti

Raïssa Maritain, Chagall (Lettre de Nuit).

Il fatto centrale, che ha il suo significato più profondo per la filosofia della storia e per il destino umano—e che nessuno sembra tenere in considerazione—è che la passione di Israele oggi sta prendendo sempre più distinamente la forma della Croce.

Cristo crocifisso estende le sue braccia verso entrambi gli ebrei e i gentili; egli morì, dice San Paolo, per riconciliare i due popoli e per far cadere la barriera di inimicizia che li divideva. "Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se sgesso l'inimicizia." (San Paolo, Efesini 2:14-16)

Sebbene il popolo ebraico non ascolti la chiamata che il Cristo morente ha fatto loro, tuttavia essi rimangono sempre chiamati. Se i gentili hanno invero sentito la chiamata, ora il paganesimo razzista li allontana da essa e da colui che è la nostra pace. L'odio antisemita è una frenesia totalmente anticristica, che ha lo scopo di rendere vano il sangue di Gesù e di rendere vana la sua morte. L'agonia è ora la via per ottenere quella riconciliazione, quel crollo della barriera dell'ostilità—che la follia degli uomini ha impedito l'amore di compiere, e la frustrazione del quale è il tormento più perfetto nelle sofferenze del Messia—un'agonia universale nella somiglianza di quella del Salvatore, l'agonia degli ebrei tormentati e abbandonati e quella dei cristiani che vivono secondo la fede. Più che mai il corpo mistico di Cristo ha bisogno del popolo di Dio. Nell'oscurità del giorno presente, quel momento sembra che sia invisibilmente in preparazione, per quanto remoto esso ancora possa essere, quando la loro reintegrazione, per citare le parole di San Tommaso, "richiamerà alla vita i gentili, cioè i fedeli intiepiditi, quando ‘per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà’ (Matteo 24:I2)." (San Tommaso d'Aquino, in ep. ad Romanos, xi, lect. 2.)