Risposta ad Affermazioni sulla Teologia della Sostituzione

Una Risposta a Robert Sungenis

Robert SungenisIl 2 settembre 2009, l'apologeta cattolico Robert Sungenis del sito Bellarmine Theological Forum (precedentemente Catholic Apologetics International) ha pubblicato un documento intitolato "Gli Erronei Insegnameti di Cattolici per Israele”nel quale ha attaccato direttamente la legittimità del nostro apostolato. Questo documento dichiara che sul sito Cattolici per Israele “le varie affermazioni riguardo gli ebrei e Israele sono state divulgate come dottrine cattoliche” ma queste, secondo Sungenis, “non sono dottrine cattoliche”.

Sungenis è noto per le sue visioni antisemite e per i frequenti attacchi contro il giudaismo. Sebbene affermi di non essere antisemita (ovvero di covare un odio raziale contro gli ebrei), una rapida scorsa al suo sito rivela subito che egli in realtà soffre di una ossessione negativa contro gli ebrei e il giudaismo (come evidenziato, per esempio, in un recente articolo pubblicato sul suo sito con l'offensivo titolo Abortion is from the Jews (L'Aborto viene dai Giudei), facendo una parodia delle parole di Gesù in Giovanni 4:22 “La salvezza viene dai Giudei”). Noi non intendiamo esporre qui i dettagli degli scritti di Sungenis concernenti gli ebrei e il giudaismo, che si trovano ampiamente documentati sul sito Robert Sungenis and the Jews, e anche sul suo blogspot. In effetti troviamo ironico il fatto che Sungenis ci accusi di diffondere delle dottrine che “non sono cattoliche” mentre a egli stesso è stato ordinato dal suo proprio vescovo, il reverendissimo Kevin C. Rhoades di Harrisburg, Pennsylvania, di smettere del tutto di scrivere su questioni ebraiche, nell'agosto del 2007. Lungi dall'obbedire, Sungenis poi pubblicamente si è opposto al vescovo Rhoades, ha fatto affermazioni diffamatorie contro di lui e lo ha persino accusato di divulgare eresie (Vedi: By Sungenis Alone e Bishop Rhoades Sets The Record Straight).

Dopo essermi consultato con il team di Cattolici per Israele, fu inizialmente pensato che il documento era stato scritto probabilmente sotto l'influenza di un cattivo umore e che quindi non valeva la pena rispondere, specialmente per la mancanza di credibilità e dei rapporti negativi del suo autore riguardo il giudaismo. Ciononostante, ora abbiamo, pur con riluttanza, cambiato idea, per non far sì che il nostro silenzio possa essere interpretato come un'ammissione di sconfitta di fronte agli attacchi di Sungenis. Scriviamo la nostra risposta in parte con tristezza, per il fatto che qualcuno che affermi di difendere la fede cattolica, in realtà faccia piuttosto il contrario, attaccando il popolo nativo di Gesù e le vere radici della nostra fede. Vogliamo quindi afferrare questa opportunità anche per chiarire la nostra posizione riguardo agli ebrei, al giudaismo e a Israele. Non intendiamo tuttavia perdere ulteriore tempo nel dedicarci ad un continuo dibattito con Sungenis. Un silenzio da parte nostra ad ogni sua futura risposta non deve essere inteso come una concessione alla validità dei suoi argomenti, ma perché semplicemente crediamo che un tale dibattito con lui sia futile.

Infine desideriamo aggiungere che abbiamo informato il santo Padre, Benedetto XVI, sul nostro apostolato e lo abbiamo assicurato del nostro desiderio di operare in piena obbedienza e collaborazione con il Magistero della Chiesa Cattolica.

Ariel Ben Ami
Direttore Esecutivo
Cattolici per Israele



Il seguente diaolgo consiste di asserzioni tratte dal nostro articolo Che cosa intendiamo con "Cattolici per Israele" seguite dalla critica di Sungenis, a sua volta seguita dalla nostra risposta.

1. CFI: [La dichiarazione del Concilio Vaticano II  Nostra Aetate (da qui NA) sulla relazione della Chiesa con le religioni non cristiane] ha affermato il legame spirituale tra i cristiani e il popolo ebraico.

R. Sungenis: Che cos'è un “legame spirituale”? Non dovrebbe essere un legame in cui condividiamo la stessa fede e le stesse pratiche spirituali? Se è così, come possono i cattolici avere un tale legame con persone che rinnegano che Gesù sia Dio, la vera essenza della fede cristiana? Il diniego della divinità di Cristo è la vera essenza del popolo ebraico e della religione giudaica. In altre parole, gli ebrei credono che Gesù Cristo sia stato una frode. Per cui Nostra Aetate non insegna che i cristiani e gli ebrei hanno un “legame spirituale”, ma piuttosto dice che essi “hanno una comune eredità spirituale”. Un'“eredità” si riferisce alla fonte originale dei due gruppi, non che entrambi i gruppi rimangono ancora legati. La fonte originale è Abramo, ma sfortunatamente gli ebrei hanno totalmente rifiutato la fede di Abramo, proprio la persona che aspettava Gesù Cristo (Giovanni 8:56-58).

CFI: Si legge nel testo latino autoritativo di Nostra Aetate:

Mysterium Ecclesiae perscrutans, Sacra haec Synodus meminit vinculi, quo poplus Novi Testamenti cum stirpe Abrahae spiritualiter coniunctus est. [Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo]

La parola latina vinculum significa "catena" o "legame." Non sappiamo bene su quale base Sungenis sta cercando di ignorare il testo di Nostra Aetate per ciò che dice - che la Chiesa è spiritualmente legata con la "stirpe di Abramo", il popolo di Israele. L'asserzione di Sungenis che "la vera essenza del popolo ebraico e la religione giudaica" è il diniego della divinità di Cristo è naturalmente un'assurdità teologica. Molto diverse sono le parole del Catechismo della Chiesa Cattolica, che ci ricorda che Dio, dopo aver formato Israele come suo popolo, "concluse con lui un'alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unico Dio vivo e vero... e stia in attesa del Salvatore promesso" (CCC 62, enfasi aggiunta). In più, il Catechismo aggiunge:

Israele è il popolo sacerdotale di Dio, colui che "porta il nome del SIGNORE", e "a cui Dio ha parlato quale primogenito", il popolo dei "fratelli maggiori" nella fede di Abramo. (CCC 63)

Ricordiamo anche che Gesù, nella sua umanità, era e rimane un ebreo, come anche Sua madre Maria, i dodici apostoli e tutti i suoi primi discepoli. Non è questo abbastanza per costituire un "legame spirituale"? Sappiamo ovviamente che la maggior parte degli ebrei ancora rifiutano Cristo e riconosciamo che la divisione che ne deriva tra ebrei e cristiani è una tragedia. Ciononostante, è ridicolo affermare che "il diniego della divinità di Cristo è la vera essenza del popolo ebraico" poiché molti ebrei dal primo al ventunesimo secolo hanno creduto in Cristo, mantenendo un profondo desiderio di rimanere fedeli alla loro eredità e tradizioni ebraiche.

2. CFI: Che la Chiesa riceve l'Antico Testamento dal popolo di Israele.

R. Sungenis: In realtà, la Chiesa ha ricevuto l'Antico Testamento dal fedele popolo di Israele, da Mosè e da Davide e da coloro come loro. Non l'abbiamo ricevuto dal “popolo di Israele” per esteso. Molti del popolo di Israele erano dei peccatori privi di fede, che sono stati ripudiati da Dio a causa della loro apostasia, ed è questa stessa incredulità che regna tra il popolo ebraico oggi, proprio il popolo con il quale “Cattolici per Israele” pretende di avere un “legame spirituale”.

CFI: Di nuovo, l'idea del "legame spirituale" viene dalla dichiarazione di Nostra Aetate e non da Cattolici per Israele, così Sungenis dovrebbe piuttosto bussare alle porte del Vaticano se desidera contestare questa espressione. Ma non è tutto. L'interpretazione antiebraica di Sungenis ovviamente esprime cose che non si trovano in  Nostra Aetate. Infatti, affermando che "molti del popolo di Israele erano dei peccatori privi di fede, che furono ripudiati da Dio a causa della loro apostasia", egli contraddice apertamente Rm 11:1 ("Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile!") e NA 4 ("Gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura"). In più, non è insolito che il popolo di  Dio sia composto da una maggioranza di "peccatori infedeli" - dai tempi dell'Israele nell'AT, agli odierni cattolici americani. Secondo lo standard di Sungenis, Dio dovrebbe rigettare la presente Chiesa americana per la sua apostasia -ancora di più di Israele, perché Dio ha formato un'alleanza eterna con Israele nelle Scritture che non ha fatto con la Chiesa americana. Fortunatamente è un fondamentale principio biblico che l'infedeltà del popolo di Dio non cancella la fedeltà, l'elezione e l'alleanza di Dio con il Suo popolo.

3. CFI: Che la Chiesa “trae nutrimento dalla radice di quell'ulivo buono (Israele) sul quale è stato innestato l'olivastro, i Gentili” (Rm 11:17-24).

R. Sungenis: Al contrario della versione di CFI, Nostra Aetate non contiene la parola “Israele” nella sua citazione di Romani 11:17-24. San Paolo non dice che “Israele” è l'ulivo. Infatti, San Paolo non identifica l'ulivo per niente. Ciononostante, poiché San Paolo collega i “rami che sono stati tagliati” dall'ulivo agli infedeli di Israele (Romani 11:7-11), allora l'unico popolo di Israele che è rimasto sull'albero sono gli ebrei fedeli, non l'intera nazione. Sfortunatamente, i fedeli di Israele costituiscono solo una piccola percentuale di ebrei in Israele...

CFI: Vero, NA non contiene la parola "Israele". Comunque il contesto di Rm 11:17-24 rende perfettamente chiaro che Paolo può aver parlato solo di Israele (cf. 11:2, 7, 11, 25, 26). È difficile comprendere come Sungenis possa negare questo fatto. Egli stesso ammette che "i rami che furono tagliati via" sono gli "infedeli di Israele". Che cosa potrebbe essere allora "il loro ulivo" se non Israele, quando Paolo promette: "quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio ulivo!" (11:24)? L'uso dell'ulivo per designare Israele è noto da Ger 11:16. Si raccomanda a Sungenis di meditare sull'avvertimento di Paolo in questo passaggio, di "non menar tanto vanto contro i rami" che sono stati tagliati e di "non montare in superbia".

4. CFI: Che Gesù, il Messia, con la sua croce, ha “riconciliato gli ebrei e gentili, facendo dei due un popolo solo in se stesso” (Ef 2:14-16).

R. Sungenis: Non proprio. La versione greca di Ef 2:16 è nel modo congiuntivo e si riferisce all'opera che Gesù fece di rendere POSSIBILE per gli ebrei e i gentili di essere riconciliati, non che gli ebrei e i gentili sono automaticamente riconciliati solamente perché Cristo è andato sulla croce. L'unico modo in cui gli ebrei e i gentili possono essere riconciliati vicendevolmente è se essi prima si riconciliano con Cristo. Una volta che entrambi hanno accettato Cristo, solo allora essi potranno essere riconciliati, e solo allora vi sarà un “legame spirituale”.

CFI: Sì, la vera riconciliazione viene attraverso Cristo, non lo neghiamo. Tuttavia Sungenis continua a rinnegare il "legame spirituale" che è esplicitamente affermato in NA. (Vedi punto 1 sopra)

5. CFI: Che al popolo ebraico appartiene “l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondola carne" (Rm. 9:4-5).

R Sungenis: Non proprio. Il greco non ha il verbo “appartenere.” La versione della Bibbia "The New American Bible" è più corretta nella sua traduzione, che riporta: “Essi sono Israeliti; a loro l'adozione, la gloria, le alleanze, il dono della legge, il culto e le promesse” (Rm 9:4 NAB). In altre parole, gli israeliti avevano IN UN CERTO PERIODO posseduto l'adozione, le alleanze, il dono della legge, il culto e le promesse, ma ora non più. Se gli israeliti avessero ancora queste benedizioni, allora niente sarebbe cambiato dall'Antico Testamento al Nuovo Testamento. Ma il Nuovo Testamento dice con certezza che tutti gli elementi citati in Romani 9:4 sono stati aboliti perché essi infine sono stati compiuti nella Nuova Alleanza (cf., 2 Cor 3:6-14; Ef 2:14-16; Col. 2:14-15; Ebrei 7:18; 8:1-13; 10:9).

CFI: Sungenis sta distorcendo il testo del Nuovo Testamento. Si legge nel testo greco:

οἵτινές εἰσιν Ἰσραηλῖται, ὧν ἡ υἱοθεσία καὶ ἡ δόξα καὶ αἱ διαθῆκαι καὶ ἡ νομοθεσία καὶ ἡ λατρεία καὶ αἱ ἐπαγγελίαι

La parola ὧν è un pronome relativo nel genitivo che significa "di cui [è]" o "il loro". Con il verbo εἰσιν (essere) nel presente, non vi è assolutamente niente nel testo che giustifica una lettura dei possedimenti come qualcosa che riguardi solo il passato e non sia più valido oggi. Le scritture che Sungenis cita generalmente si riferiscono all'osservanza dei comandamenti della Torah o del culto del Tempio ma non mettono in discussione l'adozione, le alleanze o le promesse divine di Israele. Questi passaggi certamente indicano che l'Antico Testamento è incompleto senza il Nuovo, e che trova il suo compimento in esso. Tuttavia, questi versi non dovrebbero essere visti in modo isolato ma considerati insieme ad altri passi delle Scritture con i quali concordano - passi che affermano la permanente validità dell'alleanza divina con Israele e della Torah (cf. Mt 5:17; At 16:3; 21:20-24; 25:8; Rm 3:31; 11:28-29).

6. CFI: Che gli apostoli e la maggior parte dei primi discepoli erano ebrei.

R. Sungenis: Sì, nel compimento delle profezie che affermano che Dio avrebbe salvato gli ebrei (cf. Luca 1:67-79). Sfortunatamente, dopo un breve intervallo, molti ebrei rigettarono Cristo, tanto che San Paolo decise di rinunciare al suo ministero agli ebrei e di rivolgersi ai gentili (Atti 13:44-48).

CFI: Sungenis sta di nuovo prendendo versi isolati fuori dal contesto per adeguarli ai suoi pensieri. Paolo era fedele nella sua affermazione in Romani che il Vangelo era destinato "al Giudeo prima" (Rm 1:16), e quindi egli non ha in alcun modo "rinunciato al suo ministero agli ebrei" ma ha continuato ad andare nelle sinagoge per evangelizzarli; prima di rivolgersi ai gentili (At 14:1; 17:2-4, 11-12, 17; 18:2-5, 19, 28; 19:10, 17; 20:21; 21:20). Ciò naturalmente, portò a differenti risultati - alcuni accettarono il Vangelo e altri lo rifiutarono. Perfino quando egli fu posto sotto gli arresti domiciliari a Roma, alla fine del libro degli Atti, "convocò a sé i più in vista tra i Giudei" che vennero in "gran numero" (At 28:17-24) per ascoltarlo insegnare su Gesù e sul regno di Dio.

7. CFI: Che nonostante il fatto che molti ebrei hanno rifiutato Gesù e il Vangelo, “Dio ama gli ebrei a causa dei loro padri” e “i Suoi doni e la Sua chiamata sono irrevocabili” (Rm 11:28-29).

R. Sungenis: Naturalmente, noi non ci aspetteremo niente di meno da Dio, perché Dio fece una promessa ad Abramo, che se quasiasi ebreo avrebbe creduto e obbedito come Abramo, anche quell'ebreo sarebbe potuto essere salvato insieme ad Abramo (Romani 4:1-24). La salvezza è il “dono e la chiamata” di Dio, ed è la vera ragione perché è ancora possibile che gli ebrei possano essere salvati oggi, anche se Dio li ha ripudiati come entità nazionale nel 33 d.C. L'intero contesto di Romani 11 sta parlando della possibilità della salvezza, non di qualche favore speciale che Dio dà agli ebrei, semplicemente perché sono ebrei (cf. Romani 11:14, 23).

CFI: Sungenis gira un'affermazione incondizionata dell'amore di Dio contro gli ebrei - anche se "quanto al vangelo, essi sono nemici" (Rm 11:28) - in uno condizionato che solo parla sulla "possibilità di salvezza". Noi invitiamo il lettore di buona volontà a leggersi Romani 11e di comparare l'interpretazione tendenziosa di Sungenis con la grande confidenza di Paolo nella fedeltà di Dio, quando afferma che "i doni e la chiamata di Dio [a Israele] sono irrevocabili" (Rm 11:29). Questa grande confidenza è basata sulla promessa di Dio che fece tramite il profeta Geremia, comparando la permanenza della Sua alleanza con la nazione di Israele con la permanenza dell'ordine cosmico del sole e della luna, e dei cieli e della terra:

Così dice il SIGNORE, che ha fissato il sole come luce del giorno, la luna e le stelle come luce della notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde, e il cui nome è SIGNORE degli eserciti:: "Quando verranno meno queste leggi dinanzi a me - dice il SIGNORE - allora anche la progenie di Israele cesserà di essere un popolo davanti a me per sempre". Così dice il SIGNORE: "Se si possono misurare i cieli in alto ed esplorare in basso le fondamenta della terra, anch'io rigetterò tutta la progenie di Israele per ciò che ha commesso". Oracolo del SIGNORE. (Ger 31:35-37)

8. CFI: Che gli ebrei e i cristiani un giorno adoreranno e serviranno il Signore insieme ad una sola voce.

R. Sungenis: Già lo fanno tutti. Gli ebrei sono stati convertiti al cristianesimo per venti secoli. Sfortunatamente, il numero che si converte non è aumentato rispetto al numero che uscì da Israele tre millenni fa. Come Dio disse a Elia, solo 7000 da una nazione di milioni di ebrei nel IX secolo a.C. convertirono i loro cuori a Dio. Il resto adorò il diavolo (Romani 11:3-5). In più, non vi è nessuna promessa nell'Antico o nel Nuovo Testamento che dice che vi sarà una maggiore massa di ebrei e gentili che adoreranno insieme, che non abbiamo già testimoniato.

CFI: Sungenis si sbaglia, poiché la rivelazione divina ci dice che il ritorno di Cristo sarà preceduto da un grande movimento di ebrei che verranno alla fede in Lui. Romani 11:25-26 ci dice: "l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato". Sebbene non possiamo essere sicuri che cosa intende Paolo esattamente con "tutto Israele", il Catechismo della Chiesa Cattolica (674) dichiara apertamente che la Seconda Venuta di Cristo in qualche modo prevede la conversione del popolo ebraico:

La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia al riconoscimento di lui da parte di 'tutto Israele'... La 'partecipazione totale' degli Ebrei alla salvezza messianica a seguito della 'partecipazione totale dei pagani', permetterà al popolo di Dio di arrivare alla 'piena maturità di Cristo', nella quale 'Dio sarà tutto in tutti'.

Ci si domanda se Sungenis non sia a conoscenza di questo paragrafo o se deliberatamente lo stia ignorando.

9. CFI: Che nonostante “le autorità ebraiche con i propri seguaci si siano adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo”.

R. Sungenis: Si, è ovvio che coloro che non erano lì al tempo della morte di Gesù non possono essere incolpati della morte di Gesù. Per la stessa ragione questo significa che invece gli ebrei presenti alla morte di Gesù furono responsabili per la sua morte e quindi è incorretto dire, come alcuni studiosi ebrei hanno detto, che gli ebrei non hanno niente a che fare con la morte di Cristo e tutta la colpa dovrebbe essere attribuita ai romani.

CFI: Questo punto è già trattato nella frase sopracitata estratta da NA: "le autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo." È interessante notare che mentre Sungenis è disposto a distorcere o ignorare tutti i testi che sono positivi verso gli ebrei, egli fuoriesca dal suo filo logico per riaffermare e enfatizzare ogni punto negativo. Comunque noi sappiamo quale fu la reazione di Gesù verso i suoi esecutori e la sua preghiera per loro: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23:34). Ci si domanda fino a che punto Sungenis abbia tentato di applicare questa magnanima preghiera al suo atteggiamento nei confronti degli ebrei.

10. CFI: Che conseguentemente, “gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura;” e così la Chiesa “deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque.”

R. Sungenis: Corretto. San Paolo dice in Romani 11:1 che Dio non ha ripudiato il suo popolo. Ma il contesto immediatamente seguente, che determina cosa Dio intende con la sua decisione di non rigettarli, riguarda solo l'offerta di salvezza agli ebrei, non che Dio stia ancora considerando gli ebrei e la nazione di Israele come un popolo separato e privilegiato, come Egli fece nell'Antico Testamento. L'interesse di Dio nella Nuova Alleanza è di salvare gli ebrei dalla loro religione ebraica, che rinnega che Gesù Cristo è Dio, e rinnega che egli offrì l'espiazione dei peccati del mondo. Pertanto, quando San Paolo dice che “Dio non ha rinnegato il suo popolo”, egli intende che Dio, anche se egli ha giudicato la nazione di Israele come apostata, non ha rinnegato TUTTO il popolo ebraico, perché Egli salverà ogni ebreo che vuole essere salvato, allora come oggi.

CFI: Di nuovo Sungenis sta facendo incredibili slanci interpretativi, forzando la sua teologia antiebraica nel testo sacro, che non riporta niente del genere. La Scrittura è chiara: "Dio non ha ripudiato il suo popolo" (Rm 11:2). Non vi è una parola nel Nuovo Testamento sul "salvare gli ebrei dalla loro religione ebraica" (cf. At 16:3; 21:20-24; 25:8) o su Dio che "giudica la nazione di Israele per intero come apostata" come Romani 9-11 rende abbondantemente chiaro.

11. CFI: Domande aperte - Nonostante Nostra Aetate abbia fornito un fondamento essenziale a una teologia cattolica positiva di Israele, esso non ha posto niente altro che la struttura di base di questo fondamento, lasciando molte domande senza risposta. Esempi di tali domande sono: considerato che i doni di Dio e la chiamata di Israele sono irrevocabili, anche se la maggioranza degli ebrei a oggi non ha ancora accolto il Vangelo, qual è esattamente il ruolo di Israele nel progetto di salvezza di Dio a partire dalla venuta di Gesù il Messia?

R. Sungenis: Questa non è una “domanda aperta”, poiché né la Bibbia, né la Chiesa ha mai insegnato che Israele (la nazione e il suo popolo nel Medio Oriente) abbia un unico o speciale ruolo nel piano della salvezza di Dio, diverso da ciò che è stato affermato, ovvero, che gli ebrei, non essendo stati ripudiati totalmente, hanno ancora l'invito di entrare nella Chiesa Cattolica e di diventare parrocchiani o sacerdoti. Coloro che cercano di stabilire un ruolo unico per gli ebrei, solo perché sono ebrei, stanno rigettando entrambe la Bibbia e la Chiesa.

CFI: Non è necessario ritornare ai punti trattati in Romani 11, poiché Sungenis ha l'intento di rimanere nella sua inconsistente interpretazione. Apparentemente egli è più cattolico del papa. Entrambi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno affermato che la relazione della Chiesa con il Giudaismo è in effetti unica e speciale, perché la religione ebraica è "intrinseca" alla religione cattolica:

È evidente che il dialogo di noi cristiani con gli ebrei è situato su un livello differente rispetto al dialogo con le altre religioni. La fede testimoniata nella Bibbia degli ebrei, l'Antico Testamento dei Cristiani, non è per noi una religione differente ma il fondamento della nostra propria fede. (Cardinale Joseph Ratzinger, “L’eredità di Abramo” apparso ne L’Osservatore Romano, il 29 dicembre 2000).
La religione ebraica non è 'estrinseca' a noi, ma in un certo modo è 'intrinsica' alla nostra propria religione. Con l'ebraismo quindi abbiamo una relazione che non condividiamo con altre religioni. Voi siete i nostri cari e amati fratelli, che in un certo senso siete veramente i nostri fratelli maggiori... (Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, Noi Ricordiamo: Una Riflessione sulla Shoah; Cf. Papa Giovanni Paolo II, Discorso in occasione dell'incontro con la comunità ebraica della città di Roma, 13 April 1986)
Il problema dei rapporti tra ebrei e cristiani riguarda la Chiesa come tale, poiché è ‘scrutando il suo proprio mistero’ che essa fronteggia il mistero di Israele... Esso ha inoltre un'implicazione ecumenica: il ritorno dei cristiani alle sorgenti e alle origini della loro fede, innestata sull'antica alleanza, contribuisce alla ricerca dell'unità in Cristo, pietra angolare. (Orientamenti e Suggerimenti per l'Applicazione della Dichiarazione Nostra Aetate n. 4; cf. anche CCC 839)

12. CFI: Il grande mandato di Gesù alla Chiesa di “predicare il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16:15) rimane valido, particolarmente nei confronti del popolo ebraico, dal momento che il vangelo è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco” (Rm 1:16). Come può la Chiesa manifestare fedelmente la sua chiamata missionaria nei confronti del popolo ebraico con rispetto, nella delicatezza e nell'amore, attenta a non ripetere i riplorevoli abusi commessi nel passato?

R. Sungenis: Primo, né Nostra Aetate né nessuno degli insegnamenti ufficiali della Chiesa Cattolica ha detto che la Chiesa Cattolica abbia commesso “deplorevoli abusi…nel passato” contro gli ebrei. Secondo, la frase di San Paolo in Romani 1:16 non deve essere interpretata come se gli ebrei, sopra ogni altro gruppo etnico, abbiano una priorità in ricevere il grande mandato. Quindi, l'affermazione di Cattolici per Israele che il “grande mandato…rimane valido, particolarmente nei confronti del popolo ebraico” è errata. Nella versione greca, la clausola “agli ebrei prima e poi del greco” significa che Paolo predica il Vangelo agli ebrei e ai greci prima. Ciò si adegua all'epoca, in quanto Roma era piena di entrambi i gruppi, ma non di “barbari e ignoranti”.

CFI: Il rifiuto di Sungenis di ammettere il terribile passato dell'antisemitismo cristiano è scioccante. Si tratta qui di una sua abissale ignoranza della storia oppure un'affermazione guidata da un'ideologia? Il Magistero della Chiesa mostra molta più sensibilità di Sungenis rispetto alla travagliata storia delle relazioni ebraico-cristiane:

"Nel mondo cristiano... interpretazioni erronee e ingiuste del Nuovo Testamento riguardanti il popolo ebraico e la sua presunta colpevolezza sono circolate per troppo tempo, generando sentimenti di ostilità nei confronti di questo popolo". Tali interpretazioni del Nuovo Testamento sono state totalmente e definitivamente rigettate dal Concilio Vaticano II. (Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, Noi Ricordiamo: Una Riflessione sulla Shoah; cf. Papa Giovanni Paolo II, Discorso all'incontro di studio sulle radici dell'antigiudaismo, 31 ottobre 1997, 1: L'Osservatore Romano, 1 novembre 1997, p. 6.)
L'ostilità o la diffidenza di numerosi cristiani verso gli ebrei nel corso del tempo è un fatto storico doloroso ed è causa di profondo rammarico per i cristiani coscienti del fatto che “Gesù era un discendente di Davide; che dal popolo ebraico nacquero la Vergine Maria e gli Apostoli; che la Chiesa trae sostentamento dalle radici di quel buon ulivo a cui sono innestati i rami dell'ulivo selvatico dei Gentili (cf. Rm 11:17-24); che gli ebrei sono nostri cari e amati fratelli, e che, in un certo senso, sono veramente i ‘nostri fratelli maggiori.’”(Commissione Teologica Internazionale, Memoria e Riconciliazione: La Chiesa e le Colpe del Passato 5.4)

In più, la lettura di Sungenis di Rm 1:16 è un'altra distorsione del testo greco. Chiunque abbia una conoscenza elementare del greco può attestare che "Ἰουδαίῳ τε πρῶτον καὶ Ἕλληνι" significa precisamente "del giudeo prima e poi del greco".

13. CFI: Come possono gli ebrei, che incontrano Gesù il Messia e trovano la pienezza della verità nella Chiesa Cattolica, continuare a vivere e ad esprimere la propria identità ebraica come ebrei cattolici?

R. Sungenis: Non devono. Ciò costituisce precisamente la distruttiva distinzione etnica che San Paolo cercò di togliere dagli ebrei, e una dottrina che la Chiesa Cattolica ha mantenuto attraverso i secoli, specialmente al Concilio di Firenze. Se gli ebrei vogliono diventare cristiani, allora devono rinunciare a tutti i segni della loro identità ebraica dell'Antico Testamento, perché essi erano solamente ombre e non significano niente oggi, essendo stati tutti compiuti in Cristo (Col. 2:15-16; Gal 3:1-5; 5:1-4). Invece, gli ebrei convertiti dovrebbero chiedersi come possono al meglio promuovere il credo e le pratiche della fede cristiana, mentre allo stesso tempo cercano di spogliare se stessi della loro identità strettamente ebraica. Un vero ebreo, come San Paolo insegna in Romani 2:28-29, non è qualcuno che è circonciso nella carne, ma che è circonciso nel cuore. Pertanto, tutti i cristiani sono ebrei spirituali, perché gli ebrei fisici non contano niente davanti a Dio, eccetto un gruppo di persone che hanno bisogno di salvarsi e a cui l'invito di salvezza rimane aperto.

CFI: l'idea che gli ebrei dovrebbero perdere la loro 'identità etnica' quando essi arrivano alla fede è totalmente falsa. Sono i cinesi cattolici non più cinesi? Perché gli ebrei dovrebbero smettere di essere ebrei una volta che credono nel loro Messia ebraico? 

Sungenis continua ad usare un linguaggio di supersessionismo, che è estraneo al NT. Per esempio, l'espressione "ebreo spirituale" è una fabbricazione e non si trova da nessuna parte nel NT. Rm 2:28-29 solo afferma che la circoncisione esterna non basta e gli ebrei hanno anche bisogno della "circoncisione del cuore". Paolo non sta in nessun modo estendendo la designazione di "ebreo" a tutti i cristiani. Inoltre, se Sungenis avesse onestamente letto questi versi nel contesto, avrebbe anche incluso i due versi seguenti. Non è sorprendente che egli li omette perché essi distruggono letteralmente la sua teologia antiebraica, affermando nel modo più chiaro che la superiorità degli ebrei e della circoncisione è grande sotto ogni aspetto:

Qual è dunque la superiorità del Giudeo? O quale l'utilità della circoncisione? Grande, sotto ogni aspetto. Anzitutto perché a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio. (Rm 3:1-2, enfasi aggiunta)

Anche i passi delle Scritture che Sungenis cita da Colossesi e Galati sono irrilevanti a questo riguardo. Paolo sta discutendo qui contro i "Giudaizzanti" che stanno cercando di forzare i Gentili ad essere circoncisi e di diventare ebrei, in violazione con la decisione presa al Concilio di Gerusalemme in Atti 15:5-21 (dove fu deciso che i convertiti gentili non avevano bisogno di essere circoncisi e di diventare ebrei). In nessun modo Paolo sta forzando gli ebrei ad abbandonare la loro identità ebraica. La decisione del Concilio di Gerusalemme, infatti, indica l'esatto contrario. Quando Giacomo dichiara che gli apostoli non dovrebbero "importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani" (Atti 15:19) costringendoli a circoncidersi e ad osservare la Legge di Mosè, questo presuppone che i cristiani ebrei ancora eseguivano queste cose.

In realta, nel libro degli Atti si vedono diversi casi di fedeltà di Paolo alla Torah e alla sua identità ebraica: fa circoncidere Timoteo (Atti 16:3). Preme di ritornare a Gerusalemme per poter celebrare una festa ebraica: "Devo assolutamente osservare questa festa prossima a Gerusalemme" (Atti 18:21, preservato in alcuni manoscritti). Anche durante il suo viaggio seguente "gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste" (Atti 20:16). Dopo il suo arresto da parte dei romani, egli dichiara (non usando il tempo passato ma il presente): "Io sono un Giudeo di Tarso" (21:39; 22:3) e "Io sono un fariseo, un figlio di farisei" (Atti 23:6). Paolo paga per i sacrifici nel Tempio per provare che egli non sta insegnando agli ebrei di abbandonare Mosè e le usanze della Torah (Atti 21:20-26), e in seguito afferma: "Non ho commesso alcuna colpa, né contro la legge dei Giudei, né conro il tempio, né contro Cesare" (Atti 25:8). Quindi è chiaro che Paolo era ancora fiero del suo essere ebreo molto tempo dopo la sua conversione.

Le decisioni del Concilio di Firenze (1438-45) riguardo agli ebrei, citate da Sungenis, erano decisioni ecclesiastiche disciplinari, condizionate dal loro tempo. Esse non riguardano la dottrina cattolica e non sono vincolanti oggi, tantomeno infallibili. Se Sungenis insiste sulla validità dei decreti di questo concilio, allora egli deve sostenere che gli ebrei debbano essere obbligati ad ascoltare sermoni cristiani pena severe punizioni. Egli deve vietare agli ebrei di impiegare cristiani e proibire cristiani dal mangiare con gli ebrei o perfino di avere una prolungata conversazione con loro. Sungenis dovrebbe anche insistere che agli ebrei non sia dato alcun ufficio pubblico o che siano ammessi nelle università. Egli dovrebbe sottolineare che essi devono essere "obbligati, sotto severe penalità, ad indossare alcuni vestiti con i quali possano essere chiaramente distinti dai cristiani." In più, Sungenis dovrebbe insistere che gli ebrei siano "costretti a virere in zone, nei paesi e nelle città, che sono staccate dalle dimore dei cristiani e più distanti possibile dalle chiese." Questi imbarazzanti esempi bastano a dimostrare che appellarsi ai (non-infallibili) decreti disciplinari del Concilio di Firenze è ridicolo. Semmai, i cattolici di oggi dovrebbero adottare un atteggiamento di umile pentimento riguardo a queste pratiche discriminatorie e umilianti, che essi inflissero agli ebrei in passato (vedi punto 12 sopra).

L'unica cosa che il NT e la Chiesa dicono chiaramente sulla Torah è questo: sebbene "la legge sia santa e santo e giusto  e buono è il comandamento" (Rom 7:12), l'osservanza dei comandamenti non è sufficiente per la salvezza (Gal 2:16, 21). Cattolici per Israele non considera la circoncisione o l'osservanza della Torah essere vinconante ai cristiani ebrei, ma nemmeno vediamo obbligatorio forzarli ad abbandonare la loro eredità culturale e religiosa.

14. CFI: Come possono i cattolici di origine ebraica relazionarsi alla Torah e all'osservanza dei suoi comandamenti?

R. Sungenis: La semplice risposta è accettando ciò che la Chiesa Cattolica ha accettato dalla Torah, e rifiutando ciò che la Chiesa Cattolica ha rifiutato dalla Torah. Questa non è una “domanda aperta” da decidere per gli ebrei. I cristiani ebrei sono sotto l'autorità della Chiesa Cattolica, e solo ciò che la Chiesa Cattolica ritiene adeguato della Torah può essere assimilato. Come tale, la Chiesa Cattolica ha affermato piuttosto chiaramente nel corso della sua storia, e lo ha reso ancora più definitivo nel Catechismo della Chiesa Cattolica del 1994, che tutti i riti, i simboli e ogni segno dell'identità ebraica nella Torah, non hanno significato oggi e non devono essere adottati da nessuno. L'unica parte della Torah che la Chiesa ha reso suo sono i comandamenti morali, in quanto essi furono creati da Dio molto prima che gli ebrei esistessero.

CFI: CCC 522 afferma che Dio "fa convergere tutto verso Cristo: tutti i riti e sacrifici, figure e simboli della 'Prima Alleanza.' CCC 1964 parla della Legge Antica come praparazione del Vangelo, ma non usa nessun linguaggio simile a quello supersessionista di Sungenis. Dov'è riportato nel Catechismo che le ricche feste ebraiche come la Pasqua, Hanukkah, o la Festa delle Capanne, per esempio, "non dovrebbero essere adottate da nessuno"?

15. CFI: Dato che i doni e la chiamata di Israele da parte di Dio sono irrevocabili, uno dei doni più fondamentali è la terra di Israele – un dono che non è mai stato revocato dal Nuovo Testamento. Qual è il significato della terra di Israele oggi e del recente ritorno del popolo ebraico al paese dei loro antenati?

R. Sungenis: Qui notiamo un altro inserto di parole nel testo biblico. L'autore dice: “Dato che i doni e la chiamata di Israele da parte di Dio sono irrevocabili”, ma il vero testo dice, “perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Romani 11:29). San Paolo sta semplicemente esprimendo una verità generale di Dio, ovvero, se Dio promette qualcosa, non torna indietro alla parola data, che riguardi gli ebrei, o i gentili, o a qualsiasi altra cosa. Il Nuovo Testamento in realtà ha revocato il paese di Israele dagli ebrei, in quanto agli ebrei, a cui fu una volta dato il paese di Israele, sono stati revocati i diritti di proprietà quando l'Antica Alleanza è stata revocata (2 Cor 3:6-14; Ebrei 8:1-13). La Torah chiaramente riporta che il paese di Israele era parte integrante dell'alleanza tra Dio e Israele. Quindi se non vi è un'alleanza a parte per gli ebrei, non vi è per loro neanche una terra a parte. Di conseguenza, il Nuovo Testamento non cita nulla riguardo al fatto che gli ebrei siano in grado di mantenere il paese di Israele, specialmente in Romani 11 subito dopo il verso in questione (per es., verso 29: “perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”). I versi seguenti, Romani 11:30-33, parlano solo di Dio che offre la salvezza agli ebrei, non una porzione di terra nel Medio Oriente. Sono solo le aspirazioni politiche degli ebrei che cercano il supporto dell'occupazione di Israele come un diritto divino, altrimenti conosciuto come sionismo, proprio il movimento politico che l'autore di Cattolici per Israele promuove.

CFI: Ancora una volta, il contesto di Rm 11:29 non potrebbe essere più chiaro riguardo al fatto che i doni e la chiamata si intendono per Israele. Sungenis si contraddice totalmente qui, affermando correttamente che "se Dio promette qualcosa, egli non torna indietro alla parola data, che riguardi gli ebrei o i gentili" e poi immediatamente aggiunge che Dio in realtà è tornato indietro alla Sua parola riguardo a Israele. Sungenis continua ad presumere erroneamente che l'alleanza con Israele è abolita, nel tentativo di provare che il dono divino del paese agli ebrei è stato abrogato, esprimendo quindi un ragionamento che non tiene. La tragedia qui è che Sungenis sta colpendo proprio al cuore della vera natura e fedeltà di Dio. Poiché il Signore ha promesso la terra di Canaan incondizionatamente come un'eredità perenne ad Abramo, Isacco e Giacobe, e questa promessa fu conseguentemente confermata tramite Mosè (Gn 13:14-17; 17:5-8; 26:3-4; 35:10-12; 50:24; Es 32:13; Dt 1:8) e i profeti. Come abbiamo scritto altrove:

Il patto di alleanza di Dio con il suo popolo, con la terra di Israele come segno e garanzia, è incondizionato e immutabile, come il patto che Egli ha stipulato con il giorno e la notte e con la terra e il cielo (Ger 33:25-26). Esso non è mai stato revocato dalla Nuova Alleanza. E quindi anche quando Israele pecca gravemente, il patto di Dio rimane stabile. Anche quando la loro infedeltà finisce in punizione divina ed esilio, Dio promette ripetutamente che Egli li radunerà di nuovo nella terra che Egli ha promesso ai loro padri e riverserà uno spirito su di loro e darà loro un cuore nuovo (cf. Dt 30:1-6; Is 11:12; 14:1; 43:5-6; 49:12; Ger 3:16-18; 16:14-16; 32:41; Ez 11:17-20; 36-37; Amos 9:14-15; cf. Terra Santa o Israele?)

16. CFI: Statuto di Fede - Alla luce di Nostra Aetate e delle domande sopracitate, Cattolici per Israele propone il seguente statuto di fede: Riguardo al Popolo Ebraico: Noi Affermiamo: un amore incondizionato per il popolo Ebraico, in qualità di nostri “fratelli maggiori nella fede”.

R. Sungenis: Questo dipende da ciò che significa “amore incondizionato”. Se significa che i cattolici devono predicare il Vangelo agli ebrei nonostante essi continuamente rifiutino il Vangelo, allora la frase è usata correttamente. Ma se l'implicazione di “amore incondizionato per il popolo ebraico” è che il popolo ebraico deve essere favorito su ogni altro gruppo etnico o razza di popoli, non solo è sbaglato, ma è peccaminoso, poiché presso Dio non c'è parzialità (Romani 2:9-10). In più, i soli ebrei che sono i nostri “fratelli maggiori nella fede” sono quelli come Abramo, che aspettò e credette nel futuro Messia, Gesù Cristo (Giovanni 8:56: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”). Tutti gli altri ebrei non sono né “fratelli” né “nella fede”.

CFI: Sungenis viene confutato da Papa Giovanni Paolo II, che non usa la denominazione "fratelli maggiori" a condizione che gli ebrei credano in Cristo, ma piuttosto parlando nella sinagoga di Roma e riferendosi agli ebrei in generale:

Voi siete i nostri cari e amati fratelli e, in un certo senso, si può dire che siete veramente i nostri fratelli maggiori.... (Papa Giovanni Paolo II, Discorso alla Sinagoga di Roma, 13 aprile 1986, 4)

17. CFI: Noi respingiamo qualunque forma di antisemitismo, inclusa quella attualmente mascherata da antisionismo.

R. Sungenis: Notiamo che l'autore non dà una definizione di “antisemitismo”, ma l'implicazione delle sue parole è che se qualcuno non è d'accordo con il suo punto di vista sionista, ovvero che gli ebrei devono avere il paese di Palestina per diritto divino (che è l'essenza del sionismo), allora si è considerati come “antisemiti”. Questo è più vicino che mai al peccato mortale e all'apostasia, in quanto non solo rigetta la dottrina della Chiesa Cattolica che le profezie dell'AT di una restaurazione di Israele si riferiscono alla Chiesa Cattolica stessa (cf. Lumen Gentium 2, 9; Ad Gentes 1, 5; Atti 15:16-18), esso reintroduce proprio la distinzione etnica e nazionalistica che San Paolo e altri scrittori del Nuovo Testamento dicono di essere “anatema” (Gal. 1:8-9; 5:1-4; Col 2:15-16). La corretta comprensione di “antisemitismo” è un odio irrazionale degli ebrei semplicemente perché sono ebrei. È un peccato mortale. L'“antisionismo” è il rifiuto del credo politico che il paese di Palestina appartenga solo agli ebrei.

CFI: `È notevole quanto velocemente Sungenis giudichi che cosa sia il "peccato mortale e l'apostasia", considerato che egli è uno a cui è stato proibito dal suo vescovo di scrivere sugli ebrei, e ciononostante abbia pubblicamente resistito, calunniato e accusato di eresia un successore degli apostoli. In realtà, il sionismo è il credo che gli ebrei abbiano il diritto di vivere nel paese dei loro progenitori, ma non necessariamente che il paese appartenga "solamente" a loro. Forse Sungenis dovrà anche accusare il Cardinale Schönborn, l'editore del Catechismo della Chiesa Cattolica e Papa Giovanni Paolo II di peccato mortale e apostasia?

Schoenborn ha ribadito l'importanza, dal punto di vista dottrinale, dei cristiani di riconoscere la connessione degli ebrei alla "Terra Santa", e che i cristiani dovrebbero gioire nel ritorno degli ebrei in Palestina, in quanto compimento di una profezia biblica. Egli riporta anche che Papa Giovanni Paolo II stesso aveva dichiarato il comandamento per gli ebrei di vivere in Israele essere un'alleanza perenne rimasta valida fino ad oggi. (Il Cardinale Schönborn Approva il Sionismo)
Bisogna comprendere che gli ebrei, che per 2000 anni sono stati dispersi tra le nazioni del mondo, hanno deciso di ritornare al paese dei loro progenitori. Questo è il loro diritto. (Papa Giovanni Paolo II, 3 aprile 1994)
Noi [ebrei e cattolici] prendiamo incoraggiamento dai frutti dei nostri sforzi comuni che includono il riconoscimento della relazione unica e continua tra Dio e il Popolo ebraico e il totale rifiuto dell'antisemitismo in tutte le sue forme, incluso l'antisionismo come una più recente manifestazione di antisemitismo. (18a Riunione del Comitato Internazionale di Collegamento Cattolico-Ebraico)

La citazione di Sungenis di Galati e Colossesi è di nuovo totalmente fuori contesto. Mentre qui stiamo parlando di antisemitismo e antisionismo, lui si riferisce a passaggi dove Paolo sta opponendo la circoncisione dei gentili. Il fatto che la Nuova Alleanza abbia portato unità tra ebrei e gentili non significa che ciò abbia abolito tutte le distinzioni e le chiamate particolari tra di loro. Se questo fosse vero allora la Nuova Alleanza avrebbe anche cancellato tutte le distinzioni tra uomo e donna (cf. Gal 3:28). Questo ovviamente è una sciocchezza. Cristo è venuto per restaurare l'unità in carità tra ebrei e gentili (e uguaglianza riguardo alla salvezza), ma come rimangono delle chiamate specifiche e diverse tra uomini e donne, così rimangono distinte chiamate tra gli ebrei e i gentili.

18. CFI: Noi invitiamo tutti i cristiani a pentirsi di azioni, parole e atteggiamenti antisemiti del passato e del presente.

R. Sungenis: Accordato. Se un cristiano manifesta atteggiamenti antisemiti, deve pentirsi. Allo stesso tempo, un cristiano che esprime filosemitismo, deve pentirsi allo stesso modo. Il filosemitismo è il favorire gli ebrei semplicemente perché sono ebrei. Ancora una volta, Dio non fa preferenze. Gli ebrei e i gentili sono uguali ai Suoi occhi. Solo coloro che accettano Dio e suo figlio Gesù Cristo sono favoriti da Dio.

CFI: Questa è la prima volta che sento che bisogna pentirsi per il "peccato" di filosemitismo. Così se una persona è chiamata ad essere missionaria in Giappone e sente una chiamata e un amore particolare per i giapponesi, anch'essa deve pentirsi per questo suo amore "discriminatorio"? Perchè è così difficile per Sungenis capire che una chiamata e un amore per un popolo particolare non significa una denigrazione verso gli altri? Ancora di più se le Scritture stesse dichiarano, riguardo al popolo eletto, che "quanto alla elezione [Israele] sono amati, a causa dei padri" (Rm 11:28).

Con il suo assurdo commento Sungenis dovrebbe essere consistente e chiamare un numero di persone a pentirsi per il loro filosemitismo. Primo egli dovrebbe chiamare papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a pentirsi, in quanto entrambi hanno commentato sulla relazione privilegiata della Chiesa e del giudaismo, in contrasto a tutte le altre religioni (vedi punto 11 sopra). Poi Sungenis dovrebbe criticare il filosemitico centurione romano di Luca 7 (vedi in particolare il verso 5, "perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga"), anche se Gesù non ebbe che parole di elogio per lui. Infine, Sungenis dovrebbe dire a Dio di pentirsi, in quanto l'intera Scrittura rende testimonianza al Suo grande e superiore amore per Israele. Vedi per esempio l'intero libro di Osea, dove è riportato in modo specifico come Dio non abbandonerà mai Israele nonostante i gravi peccati commessi, perché Egli lo ama così tanto. Cf. anche Dt. 4:37, 7:6-9, 14:2, 23:5, 26:18; 2 Sam. 7:23; 1Re 10:9; Is. 43:1-7, 66:10-11; Ger. 31:3-4; Os. 11:1, 14:4; Mic. 7:18-20; Ml. 1:1-3; Sal. 87:2, 122:6, 135:4; Pr. 3:12; Ct 8:6-7; 2Cr. 2:11-12, 9:8; Rm. 11:28.

19. CFI: Noi ribadiamo l'irrevocabile e permanente natura dell'alleanza di Dio con il popolo ebraico e respingiamo la falsa dottrina della teologia della sostituzione (supersessionismo), secondo la quale la Chiesa avrebbe sostituito Israele come popolo eletto da Dio.

R. Sungenis: L'autore ora ha espresso il rifiuto più evidente di una chiara e consistente dottrina della Chiesa Cattolica, che è stata insegnata per quasi 2000 anni, ovvero, che l'alleanza ebraica è stata revocata e sostituita dalla Nuova Alleanza e dalla Chiesa Cattolica. Ecco queste dottrine in breve: [seguono una lunga lista di citazioni dalle Scristture già citate sopra e un numero di Padri della Chiesa. Noi riportiamo solo qui per brevità:] Cardinale Ratzinger: “Quindi l'Alleanza del Sinai [Mosaica] è stata in vero soppiantata” (Molte Religioni – Un'Alleanza, p. 70).

CFI: Naturalmente, Sungenis ha preso l'affermazione di Ratzinger fuori contesto. La citazione continua:

Così le aspettative della Nuova Alleanza... non sono in conflitto con l'Alleanza del Sinai; ma essa piuttosto porta a compimento la dinamica aspettativa trovata proprio in quell'alleanza.
Per l'Apostolo [Paolo], la Legge Mosaica, come dono irrevocabile di Dio a Israele, non è abrogata ma relativizzata, in quanto è solo con la fede nelle promosse di Dio ad Abramo, ora compiute in Cristo, che riceviamo la grazia della giustificazione e una nuova vita. La Legge trova il suo termine in Cristo (cf. Rm 10:4) e il suo compimento nel nuovo comandamento dell'amore. (Papa Benedetto XVI, Omelia su San Paolo e la giustificazione, 19 novembre 2008; enfasi aggiunta)

Sì, in un certo senso noi potremmo dire che l'Alleanza del Sinai è "soppiantata" nel senso che in sé era insufficiente per la salvezza e fu portata a compimento nella Nuova e più grande alleanza (cf. Mt 5:17). Ma il compimento e il completamento non è la stessa cosa come un'abrogazione o un rigetto. Il fatto che le promesse spirituali sono invero compiute nella Chiesa non sigifica che le promesse originali riguardo a Israele (sigillate dalla alleanza divina e da giuramenti solenni) sono state tolte dai loro beneficiari originali. Inoltre persino la Nuova Alleanza è anche promessa prima di tutto agli ebrei ("la casa di Israele e la casa di Giuda", Ger. 31:31-37). Non vi è un'altra 'nuova alleanza' per i gentili che partecipano alla Nuova Alleanza, in un certo senso 'via' Israele - come Gesù disse: "la Salvezza viene dai Giudei" (Giovanni 4:22).

20. CFI: Noi ribadiamo il credo della Chiesa secondo cui la chiamata, il destino e la salvezza di Israele possono travare la loro realizzazione solo nella comunione con Gesù, il Messia di Israele e Re dei Giudei, il quale è stato inviato anzitutto e principalmente per le  “pecore perdute della casa di Israele” (Mt 15:24) e che ha pianto sul rifiuto di Gerusalemme nei Suoi confronti (Luca 19:41), e che l'unione con Gesù raggiunge il suo culmine nella Chiesa Cattolica.

R. Sungenis: Se l'autore intende che Israele ha una chiamata e destino speciali sopra i gentili o ogni altra razza o gruppo etnico sulla terra, e che questa chiamata e destino speciali devono essere compiuti come benedizione uniche per Israele, egli non sta esprimendo una verità cattolica. Nel Nuovo Testamento, la chiamata e il destino di Israele non ricomincia di nuovo, facendo Israele il pinnacolo dell'opera di Dio, quando gli ebrei accettano Cristo come Messia, ma piuttosto gli ebrei sono assimilati nella Chiesa Cattolica e diventano i suoi membri ordinari proprio come tutti gli altri che entrano nella Chiesa Cattolica. Non vi è nessun posto speciale o un'ulteriore benedizione nell'essere ebrei o ebrei convertiti. Semmai, gli ebrei dovrebero maggiormente assumere un atteggiamento di umiltà quando entrano nella Chiesa Cattolica considerando che i loro antenati hanno ucciso il Messia e non hanno creduto e ridicolizzato la Chiesa Cattolica per venti secoli.

CFI: Ironicamente Sungenis parla di umiltà con un'incredibile arroganza, non solo ricorrendo al vecchio cliché antisemita che gli ebrei "hanno ucciso il Messia", non solo rinnegando il diritto dei cristiani ebrei di preservare la loro ricca eredità religiosa e culturale, ma anche ignorando completamente il modo vergognoso in cui i cristiani hanno trattato gli ebrei nel corso dei secoli e biasimando invece gli ebrei. Sono tali antisemiti cristiani che in tal modo "crocifiggono di nuovo Cristo" con la loro continua persecuzione del popolo eletto di Dio e rinnegando che queste azioni abbiano avuto luogo (vedi sopra, punto 12). E poi essi hanno il coraggio di biasimare gli ebrei per aver rigettato Cristo e la Chiesa quando i loro atteggiamenti, parole e azioni antisemite sono precisamente l'ostacolo principale che ha tenuto gli ebrei lontani dalla Chiesa per secoli.

21. CFI: Noi rifiutiamo, quindi, la falsa dottrina della teologia della duplice alleanza, secondo la quale gli ebrei raggiungerebbero la salvezza attraverso l'Antica Alleanza e l'osservanza della Torah, mentre i gentili raggiungono la salvezza attraverso Gesù il Messia. Nonostante "la Torah sia santa, e il comandamento santo e giusto per sempre" (Rm 7:12), rimane valido comunque che “l'uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto dalla fede in Gesù Cristo… poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno… infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano” (Gal 2:16, 21).

R. Sungenis: Qui l'autore mostra una totale confusione in teologia. Prima ha asserito che noi dobbiamo “affermare l'irrevocabile e permanente natura dell'alleanza di Dio con il popolo ebraico e opporre la falsa dottrina della teologia della sostituzione (supersessionismo).” Se fosse così, allora questo permetterebbe l'esistenza di due alleanze, una per il popolo ebraico, che fu stabilita nell'Antico Testamento, e una per la Chiesa che è stata stabilita nel Nuovo Testamento. Ma se ci sono due alleanze che esistono allo stesso tempo, allora si tratta di una “teologia della duplice alleanza”, proprio la dottrina che l'autore dice di ripudiare. L'autore cerca di evadere la natura contraddittoria della sua formulazione affermando che “la teologia della duplice alleanza” si riferische al detto che gil ebrei possono raggiungere la salvezza attraverso l'Antico Testamento; mentre egli prima confuta il “supersessionismo” come “la falsa dottrina della teologia della sostituzione (supersessionismo) [sic] che afferma che la Chiesa ha sostituito Israele come il popolo eletto da Dio”. La verità è che non vi è nessuna differenza  tra la “teologia della duplice alleanza” e il diniego del supercessionismo. Ogni istituzione di una alleanza continua per gli ebrei è allo stesso tempo un diniego del supersessionismo e un supporto della teologia della duplice alleanza. La ragione è semplice. Tutte le alleanze dell'Antico Testamento hanno trovato compimento in Cristo, e Cristo ha istituito una sola alleanza, la Nuova Alleanza. Tutte le altre alleanze sono state revocate o sono state riunite nella Nuova Alleanza.

CFI: Non vi è assolutamente nessuna confusione in teologia nella nostra posizione. Le Scritture testimoniano diverse alleanze, una fondata sull'altra. Dio ha stabilito alleanze tramite Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Davide e Gesù. L'alleanza con Mosè non abolisce l'alleanza con Abramo (e le promesse fatte a lui) ma si fonda sopra di essa e la porta a compimento. La Nuova Alleanza stabilita da Cristo non annulla l'alleanza mosaica (e le promesse a Israele) ma si fonda sopra di essa e la porta a compimento. Gran parte di Israele non ha ancora accettato la Nuova Alleanza, ma questo non significa che l'Alleanza Mosaica sia stata resa nulla. L'alleanza è ancora valida, ma non è salvifica. Essa viene compiuta e completata nella Nuova Alleanza. Vi è infatti una grande differenza tra la "teologia della duplice alleanza" e il diniengo del supersessionismo. La teologia della duplice alleanza propone che vi siano due vie di salvezza: il giudaismo per gli ebrei e Cristo per i gentili. Ciò è ovviamente un errore. Il rifiuto del supersessionismo significa che nonostante Cristo sia la sola via di salvezza, Dio non ha revocato l'alleanza e le promesse che ha fatto al popolo ebraico. La Nuova, spirituale Alleanza e le promesse non aboliscono l'Antico Testamento, con la sua particolare chiamata e promesse terrene a Israele. (Vedi Che cos'è la Teologia della SostituzioneChe cosè la Teologia della Duplice Alleanza?)

22. CFI: Noi affermiamo la necessità di stabilire una comunità ebreo-cattolica, dove gli ebrei cattolici possano arrivare a vivere un'autentica vita cattolica, in accordo con gli insegnamenti di Gesù il Messia e della Sua Chiesa Cattolica, e allo stesso tempo rimanere assolutamente fedeli alla Torah e all'eredità culturale e religiosa di Israele. Tutto ciò in armonia con la prima comunità di ebrei cristiani che erano "tutti gelosamente attaccati alla Legge" (Atti 21:20) - perché Gesù non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti ma per dare compimento (Mt 5:17-20).

R. Sungenis: Come notato prima, il desiderio di essere “interamente fedele alla Torah e all'eredità culturare e religiosa di Israele” fu condannata al Concilio di Firenze e non è stata modificata in nessun documento dottrinale cattolico, né prima, né dopo questo Concilio. Il passo in Atti 21:20 è preso fuori dal contesto dall'autore. Il contesto mostra che San Paolo stava proprio insegnando l'opposto di ciò che l'autore sta contendendo, cioè che gli ebrei NON dovrebbero osservare le leggi della Torah. Paolo ribadisce questa proibizione per tutto il libro degli Atti, e anche in Colossesi 2:15-16; Galati 5:1-4 e in molti altri passi. L'autore prende anche Matteo 5:17-18 fuori dal contesto. Gesù ha compiuto la Legge e i Profeti nel Nuovo Testamento, non per una continuazione dell'Antico Testamento. Altrimenti, Gesù avrebbe contraddetto lo Spirito Santo che ha scritto in Ebrei 7:18 e 8:1-13 e 10:9 che l'Antico Testamento è stato revocato e sostituito dal Nuovo Testamento. Analogalmente, se io metto a lavorare un operaio sotto contratto per fare un lavoro per me, quando completa il lavoro, il contratto è terminato, perché è stato compiuto. Se voglio fargli fare un'altro lavoro, devo fare un nuovo contratto con lui.

CFI: Sinceramente non capisco come faccia Sungenis a distorcere Atti 21:20-24 per dire esattamente il contrario del suo effettivo significato - che persino Paolo ancora viveva in osservanza della Legge. Comunque con la sua analogia operai/contratto Sungenis ha rivelato un fatale errore del suo pensiero: in quanto un'alleanza divina è proprio ciò che non è un contratto di lavoro. Un contratto è un accordo di uno scambio di beni o servizi. Quando la transazione è stata compiuta, il contratto è terminato. Ma un'alleanza è uno scambio permanente di persone in un'unione filiale sacra - come un matrimonio. L'idea di Sungenis di alleanza sembra più come un divorzio che un matrimonio: secondo lui, Dio era insoddisfatto con Israele e così ha cambiato idea, ha divorziato da lui e si è risposato con la Chiesa. Per contrasto, le Scritture testimoniano che Dio ha fatto un'alleanza eterna con Israele, ed Egli rimarra fedele alla Sua sposa fino alla fine - anche se essa è ora stata "ampliata" per includere i gentili nella Chiesa.

23. CFI: Noi NON: simuliamo di amare il popolo ebraico e appoggiamo Israele servendoci di esso come paravento per un'attività missionaria.

R. Sungenis: La mia opinione è che l'autore in realtà coltiva un amore per tutti gli infedeli, non solamente gli ebrei che non credono. Predicare il Vangelo primariamente agli ebrei è mostrare un favoritismo basato sulla razza.

CFI: Infatti noi coltiviamo un amore per tutti gli infedeli, ma nonostante ciò, sentiamo una chiamata particolare verso il popolo ebraico. L'ossessione di Sungenis con il "favoritismo basato sulla razza" è difficile da comprendere. Noi desideriamo che anche lui coltivi un amore più grande per tutti i popoli invece di attaccare gli apostolati degli altri. Vedi sopra, punto 18.

24. CFI: Riguardo alla terra e al popolo di Israele: Noi crediamo che la promessa di Dio riguardante la terra di Israele ai discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe non sia mai stata revocata da Gesù e nella Nuova Alleanza, e che questa promessa rimane valida fino a oggi.

R. Sungenis: Come notato prima, una revoca dell'Antica Alleanza significa una revoca del paese che era sotto l'Antica Alleanza. Le due cose non possono essere separate, in quanto l'ultima è legata legalmente alla prima. Inoltre, Dio ha già compiuto la sua promessa riguardo al paese agli ebrei nell'Antico Testamento. In tre luoghi separati, le Scritture dicono che Dio ha compiuto tutte le promesse del paese per gli ebrei che egli originariamente aveva promesso ad Abramo, e che non vi è più nessuna promessa di terra da Dio per gli ebrei, in quanto Dio ha compiuto la sua promessa una volta e non l'ha promessa una seconda volta... (Vedi Giosuè 21:43-45; 1 Re 8:56; Neemia 9:7-8).

CFI: Infatti molti passi biblici indicano il fatto che la promessa del paese agli ebrei nell'AT e del loro ritorno dall'esilio non si è compiuta. Dio ha promesso:

25. CFI: Noi crediamo che il ritorno del popolo ebraico nel paese di Israele nel secolo scorso comporti un significato profetico, e quindi sosteniamo la plausibilità teologica di un moderato sionismo biblico.

R. Sungenis: Come notato prima, questa visione è basata sulla negazione della dottrina sostenuta dalla Chiesa Cattolica per duemila anni, che le profezie riguardanti una restaurazione di Israele, (fuori dal secondo tempio di Ezra-Neemia), si riferiscono profeticamente solo alla Chiesa Cattolica (cf., Lumen Gentium 2, 9 e Atti 15:16-18). Inoltre, la Chiesa Cattolica non insegna o sancisce un “Sionismo biblico”, moderato o altro.

CFI: Sebbene ammettiamo che ci sia stata una diffusa opinione agli inizi della Chiesa tra alcuni Padri della Chiesa che Israele non sarà mai restaurata, ciò non divenne mai una dottrina ufficiale del Magistero. Come le opinioni di diversi cardinali rispettabili (Lustiger, Schönborn) e papi (John Paul II, Benedict XVI) hanno testimoniato (vedi sopra, punto 17), quesa è una questione teologica che può essere legittimatamente interamente discussa. Inoltre, che cosa secondo Sungenis ha fatto realizzare il ritorno degli ebrei in Israele negli ultimi cento anni e la nascita del moderno Stato di Israele? Un incidente della storia ha colto Dio di sorpresa? Una cospirazione ebraica interamente contraria ai propositi di Dio? Un'imbarazzante coincidenza che non ha niente a che fare con le promesse di restaurazione incessantemente ripetute dai profeti (per es. Is 11:11-12; Is 43:1-7;Ger 16:14-15; Amos 9:14-15; Ez 36-37)? O costituisce una difficoltà per i cristiani riconsiderare il mistero di Israele e rigettare l'arrogante e trionfalistica teologia del disprezzo contro Israele che ha macchiato la testimonianza della Chiesa per troppo tempo?

26. CFI: Noi crediamo che nonostante il moderno stato di Israele sia in se stesso un'entità secolare, potrebbe essere un “primo passo” verso la redenzione finale del popolo ebraico.

R. Sungenis: Desidereremmo che lo fosse, ma l'evidenza mostra che Israele non è più vicina al Vangelo di quanto lo fosse quando fu istituito nel 1948. Al contrario, alcuni ebrei affermano, piuttosto erroneamente, che “la pienezza dei gentili” avvenne nel 1967 con la guerra dei Sei Giorni, e che un gran numero di convertiti cominciarono a uscire da Israele dopo quel tempo. Il triste fatto è che, il numero di convertiti in Israele oggi è penoso come lo era prima del 1967. Il giusto modo di convertire il popolo ebraico al cristianesimo non è legare le speranze del popolo ebraico al paese fisico di Israele ma al paese del regno dei cieli, la Nuova Gerusalemme dei cieli. Infatti, più le speranze di salvezza degli ebrei sono legate al sionismo o al paese del moderno Israele, meno gli ebrei si convertiranno al cristianesimo, in quanto Dio non benedice un Vangelo che è stato macchiato da razzismo o da orgoglio nazionale.

CFI: Sungenis si sbaglia completamente. In realtà il numero di ebrei messianici in Israele è accresciuto da circa 300 nel 1948 a più di 10000 oggi, con centinaia di migliaia in più nel mondo. E i fatti riguardo ai convertiti ebrei sono esattamente il contrario di ciò che afferma Sungenis (scrivo in base a 10 anni di esperienza di vita in Israele). Ovunque ci sia un genuino amore cristiano per Israele e per il popolo ebraico, con apprezzamento per la Torah e per il giudaismo (mentre non si accetta necessariamente tutto di essi) e un'umile apertura a vedere Dio all'opera nella restaurazione di Israele, si vede un crescente e notevole numero di ebrei che vengono alla fede nel loro Messsia (ed anche molte commoventi storie sulla riconciliazione tra arabi ed ebrei). Ma dove vi sono atteggiamenti anti-Israele, antisemiti e antisionisti, come quelli esposti da Sungenis, in flagrante contraddizione con le promesse bibliche ad Israele, gli ebrei si allontanano piuttosto naturalmente dalla Chiesa e non vi sono quasi conversioni. Quando il Vangelo dovrebbe essere la "Buona Novella" della salvezza, il Vangelo secondo Sungenis è per lo più una "cattiva novella" per gli ebrei che dovrebbero rinnegare tutto ciò che considerano caro per incontrare il loro Messia (ebreo!). Mentre coloro che amano Israele invero spesso rendono gli ebrei "gelosi", e "salvano alcuni di loro" (Rm 11:14) la tattica di Sungenis sfortunatamente ha più probabilità di fare arrabbiare gli ebrei e di spingerli ancora più lontano dalla Chiesa.

27. CFI: Crediamo che lo stato di Israele abbia il diritto di difendersi dagli atti di terrorismo eseguiti contro di esso e il suo popolo; che dovrebbe, comunque sempre esercitare prudenza e moderazione in modo da non colpire nessun civile innocente.

R. Sungenis: Questi sono ideali ammirevoli, ma sfortunatamente si dovrà fare molto lavoro per convincere gli israeliani che i giorni della distruzione di Giosuè sono finiti, in quanto il recente genocidio a Gaza è un forte indicatore che Israele crede impunemente di avere il diritto di togliere la vita a civili innocenti.

CFI: Qui Sungenis sta tradendo i suoi irrazionali pregiudizi anti-Israele anche nell'ambito politico, ignorando gli 8000 missili e mortai lanciati da Hamas nei tre anni precedenti che hanno causato il recente conflitto di Gaza, ignorando il fatto che Hamas intenzionalmente ha combattuto nel mezzo delle popolazioni civili, ignorando il fatto che l'esercito e l'aviazione israeliana arrivarono ad avvertire i civili di stare lontano dagli obiettivi Hamas (tramite chiamate telefoniche automatiche e messaggi, e volantini distribuiti per via aerea) per evitare vittime civili. Perché farebbero una tale cosa se le loro intenzioni fossero di perpetrare un "genocidio"? Usando questo termine per descrivere le azioni israeliane per difendere i suoi cittadini - cosa che ogni nazione civilizzata farebbe - Sungenis sta quindi interamente demolendo quel poco di credibilità che aveva parlando di questi argomenti. Sebbene ogni vittima del conflitto sia una tragedia e certamente succedono brutte cose in guerra che non dovrebbero essere giustificate, l'esercito israeliano ha esercitato una forte moderazione, rispetto per esempio alle operazioni militari americane in Irak e in Afganistan.

28. CFI: Noi NON attribuiamo un significato messianico al moderno stato di Israele nella sua attuale forma.

R. Sungenis: L'autore usa molti termini ambigui e qui non vi è eccezione. Prima dice che il ritorno del popolo ebraico al paese di Israele nel secolo scorso “ha un significato profetico”, e quindi afferma la plausibilità teologica di un “sionismo biblico moderato”. Che cosa significano “significato profetico” e “sionismo biblico moderato”? Ora l'autore usa un altro termine ambiguo, “significato messianico”, che ironicamente sembra contraddire l'idea che il ritorno degli ebrei in Israele “abbia un significato profetico”.

CFI: È una questione di sfumature. Sì, noi crediamo che il ritorno degli ebrei in Israele abbai un qualche significato profetico - che la mano di Dio è probabilmente dietro questo incredibile ritorno dall'esilio, e che questo fenomeno merita una seria riflessione teologica; ma noi non vediamo il secolare Stato di Isaele di oggi come una sorta di regno davidico messianico, ovviamente. Noi non abbiamo tutte le risposte e, al contrario di Sungenis, non desideriamo parlare in termini assoluti su tali complesse questioni.

29. CFI: Noi NON auspichiamo la ricostruzione del Tempio e la ricostituzione dei sacrifici di animali.

R. Sungenis: Ma l'autore ha scritto prima che gli ebrei devono “rimanere interamente fedeli alla Torah e all'eredità culturale e religiosa di Israele”. È la Torah che comanda la pratica del sacrficio animale e la costruzione del tabernacolo per effettuare i sacrifici. Come mai l'autore può “rimanere interamente fedele alla Torah” ma eliminare la vera essenza della Torah dalla sua obbedienza? Questo mostra un'altra contraddizione nel suo pensiero, ma questo è da aspettarsi quando si parte da una premessa erronea nel rinnegare il supersessionismo.

CFI: Ovviamente il ruolo della Torah è stato sottoposto ad una profonda trasformazione con l'avvento della Nuova Allanza e noi non affermiamo che l'osservanza della Torah debba rimanere nel modo in cui era quando esisteva il Tempio. Neanche sosteniamo un'indiscriminata accettazione del giudaismo rabbinico moderno. Anche qui, noi non pretendiamo di avere tutte le risposte, e il nostro sito è un forum per discutere queste questioni in modo rispettabile. Naturalmente è molto più semplice escludere tutta l'eredità di Israele con disprezzo, come fa Sungenis, ma noi non pensiamo che ciò sia la soluzione migliore.

30. CFI: Noi NON sosteniamo la riunificazione del popolo ebraico in Terra Santa nella speranza escatologica di attizzare la battaglia di Armaghedon.

R. Sungenis: Questo è uno strano miscuglio di due concetti molto confusi. Di nuovo, l'autore mostra il suo ripudio delle dottrine cattoliche riguardo a come interpretare le profezioen dell'Antico Testamento riguardo alla “riunificazione” del popolo di Dio. L'autore insiste che esso si applica letteralmente agli ebrei, mentre la Chiesa Cattolica ha insegnato che si applica ai cristiani, ebrei e gentili, radunati nella Cheisa Cattolica. L'autore anche fraintende la “battaglia di Armaghedon” come battaglia finale nel Medio Oriente fra le nazioni in guerra. Questo è il residuo di una escatologia sionistica protestante, ma è piuttosto errata. Il contesto di Apocalisse 16:16 riguarda il Giorno del Giudizio. La Battaglia di Armaghedon è la battaglia di Cristo contro le forze del male nell'Ultimo Giorno. Questo è precisamente il motivo per cui il verso precedente, 15, dice che i cristiani non devono essere trovati andar nudi quando Dio ritorna per “il gran giorno di Dio onnipotente” (verso 14). Ovvero, il cristiano deve essere pronto  per Cristo, che potrà tornare in ogni momento.

CFI: Sungenis sembra voler essere polemico con qualsiasi cosa diciamo ed è deciso a lottare contro nemici inesistenti. Non stiamo sostenendo nessuna escatologia sionista protestante. Noi sappiamo che molti [specialmente ebrei] sono sospettosi dei sionisti cristiani, pensando che la motivazione per il raduno degli ebrei è di far iniziare la battagglia di Armaghedon. Vogliamo dire solo che ciò non è la motivazione dietro il nostro apprezzamento e amore per Israele e il nostro supporto per un moderato sionismo biblico.

31. CFI: Noi NON siamo necessariamente d'accordo con ogni azione politica o militare posta in atto dal governo di Israele.

R. Sungenis: Allora è necessario che l'autore e il suo apostolato diano voce pubblicamente delle loro obiezioni alle peccaminose politiche di Israele.

CFI: Vi sono molti gruppi e individui che sembrano avere la "vocazione" di criticare Israele. Noi pensiamo che vi sono molti modi più proficui di passare il nostro tempo e utilizzare le nostre energie. È molto facile criticare, ma molto più difficile è essere un amico e vincere la fiducia degli altri. Sfortunatamente, Robert Sungenis sembre sentire una chiamata particolare a criticare e ad attaccare altre persone. Noi preferiamo estendere una mano amichevole ai nostri fratelli ebrei e testimoniare il messggio salvifico del Vangelo in modi più costruttivi. Inoltre, come affermato nel nostro sito, la missione di Cattolici per Israele non è di analizzare la politica dello Stato di Israele ma piuttosto di favorire un amore per il popolo ebraico e per Israele, di promuovere una maggiore comprensione e amore per Gesù, il Messia di Israele, e di insegnare le radici bibliche e ebraiche della fede cattolica.

32. CFI: Noi NON sosteniamo nessuna forma di ingiustizia o discrimazione verso nessuno, o manifestiamo atteggiamenti anti-arabi o anti-palestinesi.

R. Sungenis: Allora sarebbe doveroso che l'autore non promuovesse il sionismo e il divino favore del popolo ebraico, in quanto entrambi sono ingiusti e discriminano contro i non-ebrei.

CFI: Il credo che i francesi abbiano il diritto di vivere in Francia è discriminatorio verso i non-francesi? O che i cinesi possano vivere in Cina, i vietnamesi in Vietnam, gli argentini in Argentina, ecc.? Sungenis fa delle affermazioni bizzarre e totalmente fuori luogo. Inoltre ho notato che dove vi è un genuino amore per il popolo ebraico e una corretta comprensione del sionismo, questo è spesso manifestato in un più grande amore per gli arabi e i palestinesi, con molti atti di riconciliazione tra entrambi i popoli. Ho sentito molte testimonianche di cristiani palestinesi che si sono pentiti dei loro precedenti atteggiamenti antisemiti ed hanno trovato che questo ha portato ad una benedizione nelle loro vite. Io ho persino incontrato alcuni palestinesi sionisti! Per contrasto, coloro che mantengono attegiamenti negativi contro Israele e gli ebrei spesso appaiono arrabbiati, e sembrano dedicare più energia ad attaccare Israele e gli ebrei che nel fare qualcosa di costruttivo per i palestinesi.

La nostra preghiera è che più e più cristiani meditino umilmente e riflettano non solo sull'analogia di Paolo dell'ulivo (Rm 11:17-24) ma anche sulle parole di Dio ad Abramo, che promette una benedizione a coloro che benedicono i discendenti di Abramo, i figli di Israele, ma avverte di una maledizione su coloro che malediranno i figli dell'alleanza:

Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra. (Gn 12:3)

Speriamo di compiere la chiamata di Dio di essere una benedizione per Israele, perché "se il loro fallimento è stato ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale!" (Rm 11:12).

Ariel Ben Ami
Catolici per Israele
12 Ottobre 2009